Meccaniche Invisibili

Meccaniche Invisibili

2008 (Taboo Records) | trip-hop, drum'n'bass

Le “meccaniche invisibili” sono quelle che legano, in un gioco di incastri e rimandi, le influenze della compagine milanese: trip-hop, bossanova, drum & bass, tracce di jazz, funk, melodia e ricerca sonora.

Guidato da Andrea Ponzano (voce e basso), il quartetto (completato da Pierluigi Petris e Davide Crespi alle chitarre e da Marco Lori alla batteria) muove, dunque, verso le oscure sinergie tra notte e cupa introspezione, con i testi a sottolineare il carattere esistenziale dell’operazione.

E’ “La parte che manca” (probabilmente, il brano migliore del lotto) a battere i suoi colpi sul parabrezza della vita, con le umide rifrazioni crepuscolari di una tromba che addita una terra promessa lontana, molto lontana. L’amalgama è piuttosto personale, anche se non ancora “decisivo”; mostra di essere “sentito” e “vissuto”, pone domande circa le sue possibili migliorie, si fa occhio cinematografico nelle atmosfere da noir metropolitano di “Sottosuolo” e “Truck”, mentre interroga, dal minuscolo rettangolo di una “Finestra Rotta”, l’aria plumbea di un mondo tecnologicamente inquieto.

Nella sovrapposizione tra modernità sonica e ricerca cantautorale, si avvertono rimandi ai La Crus, anche se, per comprendere appieno questi microcosmi di sofferta auto-rappresentazione in un mondo quasi irreale (oltre agli ovvi e basilari Portishead e Massive Attack), altrove (“Al macello”) si potrebbe finanche tirare in ballo gli universi polverosi e le movenze strazianti dei Bachi Da Pietra, ovviamente in variante “invisibile” (ovvero, meno "terra" e più "aria").

Se, poi, il sarcasmo agit-prop di “Bandiera” e la fiera delle idiosincrasie di “Spazio vuoto” sembrano in parte giocare con scenari emotivi meno laceranti (e non del tutto in equilibrio con il resto dell’architettura sonora), è solo con il drum & bass virato bossanova di “Puxa saco” che il disco getta definitivamente gli ormeggi, veleggiando lontano dalla riva, carico di sonorità forse anche esageratamente esibite nella loro frenetica simbiosi.

Ecco, perché, allora, nonostante una messa in scena non proprio memorabile, è la conclusiva “Fingerprints” a rendere più evidente questa volontà di sintesi, questa tensione verso un ingranaggio che, invece di esibire se stesso, lancia riflessi allegorici. Oggi, non ancora entusiasmanti. Domani, chissà...

(04/03/2008)

  • Tracklist

1. La parte che manca
2. Finestra rotta
3. Sottosuolo
4. Bandiera
5. Al macello
6. Spazio vuoto
7. Puxa saco
8. Truck
9. Fingerprints

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