Modey Lemon

Season Of Sweets

2008 (Birdman) | psichedelia, krautrock

In un’estate musicale che si sta caratterizzando per i tormentoni a presa rapida infarciti di synth ed equivoci coretti disco di gente come MGMT e Ting Tings (siamo onesti con noi stessi: poteva andarci mooolto peggio) e, sul versante cosiddetto “colto”, per i nuovi raffinati manufatti sonori di Coldplay e Sigur Ros (presi in un chiasmo curioso: i Coldplay cercano infatti di fare i Sigur Ros mentre gli islandesi prendono sempre più confidenza con un linguaggio pop), arriva uno dei dischi furiosamente meno estivi della stagione rivierasca. A regalarlo un terzetto di Pittsburgh niente male, i già noti Modey Lemon, che proprio in questi giorni danno alle stampe il loro quarto album, per la sempre lungimirante (i Warlocks vi dicono qualcosa?) Birdman.
Per chi non si fosse ancora mai imbattuto nella gesta deliranti del trio, il compito del recensore nel definire la proposta musicale della band non è poi così arduo: trattasi infatti di un pastiche disordinato e berciante di krautrock e psichedelia stonata.

Questi ragazzi sembrano aver assimilato per bene la lezione di alchimia sonora che Julian Cope ha impartito loro nei suoi testi di divulgazione druidica, mettendosi sulle tracce di esploratori del cosmo dispersi nelle pieghe dell’etere ultraterreno e conosciuti come Can, Faust, Amon Duul, Popol Vuh e Ash Ra Tempel. Il tutto senza dimenticare il proprio indissolubile radicamento provinciale e americano, che nella pratica significa tonnellate di garage-noise sferragliante (da Nuggets agli Stooges più spericolati) e una predisposizione alla catarsi purificatrice del rumore molesto.

Gruppo solidissimo ad ogni modo, e dal tiro spesso irresistibile, come ben testimoniato dalle nuove canzoni, soprattutto nel poderoso e ispirato terzetto d’apertura, dove i synth (strumento principe) ritagliano scenari sinistri e vagamente minacciosi, presto squarciati da una batteria forsennata e decisamente poco incline alla carezza. L’impressione (ascoltate la ferocemente estatica “It Made You Dump”) è quella di una singolare forma di psichedelia deragliante e pericolosamente cerebrale, che però si lascia deformare più dagli spasimi di uno stomaco in subbuglio che dall’attorcigliarsi di neuroni presi nel turbinio vorticoso di una visione farneticante.
Allucinazioni da intossicazione gastroalimentare, non si può trovare definizione più calzante  per pezzi come “The Bear comes…” o “Ice Fields”, che hanno uno stormo di pipistrelli intrappolato nei polmoni e una maniera del tutto particolare di inseguire la forma pura di una leggerezza siderale passando attraverso macigni di piombo e alienazione asfaltizia. Dal basso verso il sempre più alto, insomma, anche nel senso eminentemente morale di una liberà immaginativa attinta dal più vischioso squallore privato.

Disco potente e visionario, ad ogni modo, che saprà deliziare tutti i cultori della psichedelia più genuina e filologica, per un gruppo di ottimo livello e ormai nel pieno possesso di una scrittura originale ed efficacissima. Tutti gli psychonauti in ascolto apprezzeranno senz’altro.

(13/07/2008)

  • Tracklist

1. The Bear Comes Back Down the Mountain
2. The Peacock's Eye
3. It Made You Dump
4. Sacred Place
5. Become A Monk
6. Ice Fields
7. Milk Moustache
8. Season Of Sweets
9. Live Live Kids

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