Moscow Olimpics

Cut The World

2008 (Lavender) | shoegaze-dreampop

Provenienti dalle Filippine, i Moscow Olimpics nel loro esordio “Cut The World” mantengono tutte le aspettative di chi li vedeva come gli eredi del suono twee-pop degli anni 80 e in particolare della Sarah Records.
Sette brani dal patrimonio armonico affascinante, chitarre ricche di tremolo e riverberi senza cedimenti emotivi.

Una scrittura brillante, avvolta in uno sfavillante sound, ottenuto attraverso un ammorbidimento da catarsi di basso e voce che evoca i primi New Order, trasognante e melanconico il canto si mantiene al di sotto del pregevole wall of sound, ma quello che affascina è la corposa struttura shoegaze degli intrecci di chitarra.
Apparentemente monocorde, l’album è invece ricco di energia e spessore lirico che nel riascolto sottolinea le diversità ben celate dei vari episodi.
Toni da dream-pop per “No Winter, No Autumn”, pregevole sposalizio stilistico tra i Pet Shop Boys e i Cocteau Twins, ma anche tocchi gothic e dark per la trascinante "Second Trace", che sembra uscire dalle pagine di “Seventeen Seconds” dei Cure, mentre i più sofisticati ed esigenti non mancheranno di apprezzare il tono alla Pastels di “Carolyn”.

Un disco per nostalgici, che rischia di sembrare superfluo, e in verità non è facile consigliarlo: il suo appeal è legato tutto all’inevitabile effetto deja-vu, ma sarebbe scorretto non segnalarne la buona riuscita. I Moscow Olimpics, in non più di trenta minuti, evocano sprazzi della miglior scena indipendente del post-punk inglese, riportando alla mente i dimenticati Felt di Lawrence Hayward. Il paragone non è casuale perché i Moscow Olimpics rischiano di essere avvolti ingiustamente dallo stesso oblio che ha fatto dei Felt uno dei migliori gruppi degli anni 80 in Inghilterra, ma anche uno dei più sottovalutati.

(23/01/2009)

  • Tracklist
1. What Is Left Unsaid
2. No Winter, No Autumn
3. Second Trace
4.
Safe
5. Carolyn
6. Ocean Sign
7. Cut The World
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