Palms

It's Midnight In Honolulu

2008 (rarebookroom) | elettro-pop, alt-pop

E’ un progetto che merita attenzione l’esordio dei Palms, duo creato da Nadia Korinth, giornalista della Bbc che lavora a Berlino e da Ryan Schaefer, polistrumentista americano attratto dalla multiculturalità di New York, sua attuale residenza.
Al di là delle premesse intellettuali, i due musicisti realizzano con "It’s Midnight In Honolulu" un buon esempio di art-rock dalle connotazioni eterogenee, che si impossessa di varie lingue (inglese, francese e tedesco) e di un insieme di sonorità che spazia dal folk all’elettronica, elaborando una serie di composizioni inusuali, pur nell’apparente familiarità delle fonti.

Composto separatamente dai due musicisti in ambiti sociali e formativi diversi, l’album nasce da una provocazione intellettuale, la possibilità di realizzare, senza incontrarsi, un disco che rappresenti entrambi i musicisti. Il risultato è ampiamente superiore all’insieme delle parti assemblate dal duo. Le canzoni sprigionano un fascino imprevisto che incanta e seduce alla maniera dei primi Velvet Underground, il cupo e delicato timbro vocale di Nadia Korinth e l’elettronica di scuola kraut-rock, integrata da pulsioni folk nordiche, rendono l’album affascinante.
Per niente eccessivo e auto-indulgente, nonché privo di trucchi ad effetto, l’album dei Palms non cerca consenso, a tratti disturba e disorienta per l’apparente discontinuità stilistica che invece evidenzia l’intento di non sedurre il pubblico con una formula predeterminata. "It’s Midnight In Honolulu" stimola con la diversità e con l’intelligenza.

Il pop teutonico dell’iniziale “Der Koening” non tradisce alcuna ingenuità, la voce priva di emotività scandisce ritmi alternativi ai gelidi beat elettronici con effetti psichedelici e ipnotici alla maniera di Nico, in contrasto con la nervosa "Leather Daddies", figlia di un passato punk e no-wave che riaffiora con intensità e passione.
Tra i due versanti, alcune tracce aliene all’insieme del progetto toccano vertici di sublimazione sonora. “New Moon” è un piccolo capolavoro: come un vortice d’emozioni compresse e denaturate, la morbida e sognante ballata evoca spazi sonori infiniti, capaci di sposare Sigur Ros e My Bloody Valentine senza vergogna, raggiungendo un apice creativo di rara bellezza.
Stesso risultato per “Monte Alban”, che sacrifica le sue peculiarità di pop-song, flagellata da suoni elettronici e grida vocali, per inoltrarsi in spazi onirici vibranti ma privi di sicurezze.

Il gioco pericoloso di confondere l’ascoltatore non si arresta ed ecco il tribal-rock di “Hang Your Head” prendersi gioco della fragilità umana per poi consolarla con “Agnieszka”, un folk post-moderno contornato da languide ombre psichedeliche.
La singolare marcia di “Das Lowenfel” sottolinea con poesia uno dei momenti più ardui dell’album, mentre la glaciale struttura techno di “Boundary Waters” gela l’emotività delle voci, virando verso toni cupi e foschi. La piccola perla finale “Our Home” riafferma il coinvolgimento della cultura tedesca ed europea nella musica del duo, attraverso una malsana ballata pianistica che evoca ancora una volta Nico.

Pur nella complessità delle matrici messe in gioco, l’attitudine post-culturale dei Velvet Underground è quella che caratterizza maggiormente la musica dei Palms, (basti ascoltare la sola “End Of Term”), ma va sottolineata l’autentica originalità dei risultati: come gli eccellenti Yo La Tengo, il duo si dimostra capace di scrivere una pagina personale nella storia del miglior rock alternativo.
Da segnalare l’ottimo lavoro di produzione di Nicolas Vernhes (Animal Collective, Fiery Furnaces, Black Dice) che sottolinea il lato più oscuro del loro sound, smorzando balzi emotivi che avrebbero normalizzato l’atmosfera dell’album.

Se quest’album è il frutto di anni di passione per gli artisti succitati e sé l’onda creativa è già compiuta tra le pieghe di queste composizioni, avremo comunque salutato la riuscita di un buon album, se invece questo è solo il seme della loro musica, preparatevi a godere della evoluzione futura della loro arte: potrebbe sorprendervi.

(02/11/2008)

  • Tracklist
1. Der Koenig
2. End Of Term
3. Das Lowenfel
4. Monte Alban
5. New Moon
6. Hang Your Head
7. Leather Daddies
8. Agnieszka
9. Boundary Waters
10. Our Home
su OndaRock
Palms on web