Jon Redfern

What Else But Love

2008 (Revealrecords) | folk-rock

Dopo un album promettente e un mini-cd acustico, c’era molta attesa per il nuovo lavoro dell’anglo-cinese Jon Redfern.
Il cantautorato indie vive un periodo molto florido e molti artisti hanno conquistato un posto di rilievo nel panorama internazionale, basti pensare all’affermazione dell’eccellente Bon Iver o alla preziosa conferma di James Yorkston o ancora alle allettanti promesse di Pete Greenwood.
“What Else But Love?” conferma tutte le gradevoli impressioni del debutto, ma sancisce anche il profilo più elaborato della proposta musicale di Jon Redfern, proponendo un linguaggio sonoro lontano dal low-fi e a volte contiguo al mainstream.
Tuttavia, l’album equilibra la tentazione di raggiungere un pubblico più vasto con una scrittura di classe priva di cedimenti.

Il singolo “Play Of Fear” ha tutto l’appeal della perfetta pop-song country-rock con un refrain spensierato e accattivante, pur ricordando “Constant Craving” di K.D.Lang, e insieme a “Part Of You”(già ascoltata in “Acoustic”) resta l’episodio più immediato dell’album.
Il resto del disco ripropone il sapiente mix di folk, jazz, blues, con arrangiamenti sontuosi, ma nel contempo delicati.

Già l’iniziale “Sparks In The Sky”, con il suo incedere alla Pink Floyd, mostra ambizioni lodevoli, la voce di Jon Redfern emoziona con la sua fragilità e la sua fierezza. Altro piccolo gioiello, “Forever Bound” ripropone tutta la complessità dell’esordio, elaborati timbri di piano su una struttura quasi jazz, con suoni acustici che si incrociano e si sovrappongono, creando un effetto straniante che culmina nell’elaborato bridge strumentale in odore di psichedelia. Ma è la conclusiva “Don’t Worry” la vera perla dell’album, una ballad per solo piano e voce dall’incedere malsano e contagioso, impreziosito dalla voce di Becky Unthank.

Uno dei brani destinati a imprimersi nella memoria è l’ottima “Troubadour”, già proposta in versione acustica nel precedente mini-album, un corposo folk-blues dalle tinte psichedeliche: la voce straripante di emozioni descrive l’incontro dopo undici anni con un amico ingiustamente incarcerato per omicidio e poi risultato estraneo ai fatti.
Autunnale, malinconica e stranamente in up-tempo, “Rowing Away” è l’ennesimo esempio della complessa tecnica compositiva di Jon Redfern: come uno scultore del legno, l’autore non si ferma alle prime scalfitture per ottener risultati gradevoli ma va oltre destrutturando e modificando la materia con risultati un po' barocchi. Stesse atmosfere per “Future Lies”, che si snoda includendo via via elementi spuri: cambi di ritmo, un’armonica, il piano jazz, cori angelici, il tutto abilmente amalgamato con risultati affascinanti. Anche la più lineare “Temporary” sotto la fragile melodia cela moduli arcani.

Con “What Else But Love?” Jon Redfern compie un passo avanti, semplificando alcuni aspetti del suo scripting, smarrendo alcuni elementi di originalità ma realizzando comunque un album dai toni caldi e suadenti, che gli permetterà di ampliare il suo pubblico.

P.S. Anche questa volta la Reveal propone una edizione limitata in vinile di solo 500 pezzi che include anche il cd dell'album senza nessuna maggiorazione di prezzo.

(25/10/2008)

  • Tracklist
  1. Spark In The Sky
  2. Part Of You
  3. Future Lies
  4. Play Of Fear
  5. Troubadour
  6. Forever Bound
  7. Temporary
  8. Rowing Away
  9. Don’t Worry (feat. Becky Unthank)
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