Terzo album per Stefano Tessadri, songwriter milanese che con i precedenti lavori (“Dietro ogni attesa” del 2004 e “Malocuore” del 2006) ha riscosso notevole successo specialmente di critica, vincendo due anni fa sia il Premio Ciampi che il MEI.
Cantautore con l’America dei loser nel cuore, Tessadri ha dei riferimenti precisi nella lavorazione di questo “Passione e veleno”, primo tra tutti Tom Waits; il lavoro dell’artista di Pomona è il faro che illumina la strada, che si tratti della prima metà di carriera, con le sue canzoni d’amore molto jazzate e fumose (“Dove andrai?”, “Gli stessi tuoi occhi”), o anche di quello pazzo e complesso del dopo rivoluzione Island (“Tango di capodanno”, cover di “Tango ‘Till They’re Sore”, “La nave”).
A parte l’imponente presenza di Waits, ben imitato anche nel canto, il cantautore milanese s’ispira pure ad artisti come Cohen e Cash, mischiati nel western iniziale “Il Confine”, o al più nostrano e verace Fred Buscaglione, cui rimanda lo swing di “Putto Ribelle”.
L‘autore (così pure la sua band) dimostra sempre, oltre a una ottima qualità musicale, una sicurezza encomiabile anche nelle soluzioni meno usuali, si esibisce in rockabilly (“Verrà da me”) o in twist tra il serio e il faceto (“Il twist dei gemelli siamesi”), inserisce svenevolezze hawaiane in “La nave” o l’aria operistica di Mimì in “Non è tempo di Bohème”.
Una proposta nient’affatto banale quella di Stefano Tessadri in questo terzo album. Un lavoro che, trascurando i rimandi innegabili e palesi (a Waits ma anche a Capossela) e alcune pecche qua e là (“Amore e sangue” per esempio, è troppo lunga), merita una giusta valorizzazione all’interno del panorama italiano della musica d’autore.
Chi ama il songwriting americano e cerca una proposta italiana che non sfiguri miseramente, provi “Passione e veleno”, potrebbe esserne felicemente sorpreso.
12/06/2008