Xp Devices

Starrust & Ballust

2008 (DeVega) | electro, techno-rock, avantgarde

Duo elettronico di Genova (Alex Ratto e Guido Pastorino), gli Xp Devices esordiscono a pieno titolo con "Guyana Revival" (2002), una prova su lunga distanza degna prosecutrice di Giorgio Moroder e dei groove italici di Robert Miles, contesa tra jam dance convenzionali, ambient angelici, ethno-world, jungle, techno vecchio stile, processioni barocche e pure echi neo-teutonici alla Mouse On Mars ("Night And Day", "Moujik", "Tidal Pools"). Passata questa carrellata di generi da ballo non così originale ma pur sempre spontanea, il duo prepara il botto di "Starrust & Ballust", uno dei lavori più rilevanti del 2008 italiano.

Si comincia con una pacchiana intro cosmica (con effetti e campioni di ricetrasmittente), quindi una base funk-disco prende a pestare metronomica e kraftwerkiana (ma ovviamente aggiornata all’era Daft Punk), e un canto robotico a lanciare una variazione che culmina con un buco nero di lo-fi e una chitarra con wah-wah che culmina con una detonazione di feedback e raggi laser. "Woxpunk" riprende il discorso con una base techno e canto sexy, e frasi di synth parodistiche (a mimare videogame). Una frase sfaldata lancia quindi "Gunga Dean" e il suo loop in lo-fi con nebulosa di dissonanze, spoken campionato e libera improvvisazione al synth con possente batteria sincopata, piano quasi tango e voce femminile soul.
Durante la transizione, la sincope sparisce per far spazio a un incalzare di chitarre funky, campioni e loop, ma "Because I’m In Love With His Wife" riparte da un baluginare electro sulla base di spoken rappato e caotico, e su un sostrato di tastiere ostinate ambientali. Un nuovo deterioramento timbrico introduce (in fading) la title track, un fraseggio alieno-idiota - non lontano dai Battles - su breakbeat e assolo di chitarra stralunata, che prosegue finché non è cancellata letteralmente dal battito synth-tribale. "Get Come Fill" è interamente basata su una frase epica di tastiera, cui si aggiungono ritmo dub, parlato colloquiale e accenti kraut (testimoniati anche da un vero campione dei Faust). Quindi "Plastic Holiday" svariona in registri comici di frasi cristalline (quasi barocche) e litanie con vocoder ad libitum che fondono liberamente Eiffel 65 e Kevin Blechdom, fino al colpo di genio del successivo rallentamento con campioni naturali, che apre una voragine cacofonica di sample e loop.

"T.E.R.H.A.B.A.I.T." è un nuovo numero di cabaret elettronico con strappi distorti alla Residents, vocals deformate, ampie e riverberate accoppiate a un anthem che è invece il loro opposto (breve e grave), pure sottoposte a una variazione di fanfare electro alla Zappa. Il tutto si fonde al groove punk-funk di "Idle In Narration" con vocals psicotiche degne di David Thomas, organetto gorgogliante e variazione reggae (una jam per chitarra e effervescenze electro), fino ad arrivare a "Dimmerin’ Ram", il loro apice artistoide, un finto live trip-hop (quasi Hooverphonic), disturbato da campioni di applausi utilizzati a guisa di sorgente noise, e storpiato dall’insulsa qualità di registrazione.

Con le sembianze (promozionali) di un cd-mix stile revival techno-funk modaiolo, è in realtà un poema dance analogico di grana grossa e di movenze fantasiose, grondante di transizioni e giunture magiche, mimetismi d’avanguardia e trovate svianti, sia pur elementari. I veri protagonisti, più che il colorato catalogo ritmico e la passerella d’innesti a effetto (che deve qualcosa ai Saint Etienne di "So Tough"), sono i timbri multicolori che si affrettano tumultuosi, spigliati, e un po’ farraginosi, sul palcoscenico stereofonico. Per buoni tre quarti della durata, c’è convincente spettacolo. Aiuti: Bobby Soul, Laura Mars e Roby Gabrielli (già Blindosbarra).

(23/06/2008)

  • Tracklist
  1. Space Into Odissey
  2. Woxpunk
  3. Gunga Dean (The Memoirs Of)
  4. Because I’m In Love With His Wife
  5. Starrust & Ballast
  6. Get Come Fill
  7. Plastic Holiday
  8. T.E.R.H.A.B.A.I.T.
  9. Idle In Narration
  10. Dimmerin’ Ram
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