Bitten By An Ape

Bitten By An Ape

2009 (Autoprodotto) | slow-rock, alt-pop

Potenza della moderna tecnologia.
Alex Cecilia e Lorenzo Salvagni sono due musicisti italiani che da tempo vivono all'estero.
Alex risiede a Dublino, dove divide il proprio tempo fra la sua musica e l'impiego in una multinazionale (difficile sopravvivere di sola arte al giorno d'oggi...); Lorenzo vive negli Stati Uniti, North Carolina, diplomato al Conservatorio, compone e suona prevalentemente musica classica, oltre ad aver sviluppato particolari doti di arrangiatore.

L'impeto creativo di Alex viene digitalizzato e spedito dall'altra parte dell'oceano, dove finisce nella workstation di Lorenzo, il quale aggiunge altri suoni e mette a punto il tutto dando una veste definitiva alle composizioni.
Eh già, il potere della moderna tecnologia e della rete, la tecnologia così utile ma così minacciosa, la rete che ci permette di essere più vicini ma anche più sfuggenti, la rete che ci concede possibilità di indossare maschere diverse, secondo le situazioni...
Questi sono i principali temi trattati nell'esordio dei Bitten By An Ape, un mini-album di otto tracce, costruito con un approccio prevalentemente acustico, ma rivestito con tutti i colori del più moderno slow-rock.

Le influenze prevalenti risiedono in certo britpop e in evidenti richiami folkie. Niente di particolarmente originale, ma considerato che siamo al cospetto di un esordio assoluto, non c'è di che lamentarsi. Il duo si lascia apprezzare soprattutto nei momenti più intimistici, quando dalla tavolozza si creano scenari idilliaci ("Rewired") e la chitarra ricama dolcissimi arpeggi ("Never Learn", le folk-oriented "Orange" e "The Cult").

Quando i BBAA decidono di aumentare i bpm ("Political Song", "A Dream Or Two", "Digital Care") il risultato appare meno naturale e vengono a galla tutti i limiti della formazione a due. Alex e Lorenzo dimostrano buone idee, un talento innato, e grande capacità tecnica, esattamente ciò che si deve pretendere da due professionisti della musica. Se proprio dovessimo muovere un appunto, potremmo lamentare l'eccesso di pulizia, che non sempre è sinonimo di qualità: in questo caso il prodotto finale risulta così levigato da apparire quasi artificioso.
È evidente come il lavoro di produzione sia stato quasi maniacale, cosa che fa perdere il gusto dell'improvvisazione e del "buona la prima": limando e livellando si ottiene un prodotto inappuntabile, dove però il cuore cede campo al cervello.

Li attendiamo all'ostacolo della seconda prova, mentre si stanno preparando per affrontare il primo tour che toccherà Stati Uniti e Irlanda, per motivi di residenza, e forse anche l'Italia.

(23/09/2009)

  • Tracklist
  1. Line Or Cycle
  2. Rewired
  3. A Political Song
  4. Never Learn
  5. A Dream Or Two
  6. Orange
  7. Digital Care
  8. The Cult
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