Bosque Brown

Baby

2009 (Fargo) | folk

Ancora una voce femminile dal Texas, quella di Mara Lee Miller (aka Bosque Brown), ancora un racconto di sofferenza e solitudine al femminile, un'attitudine che sembra ormai una costante delle nuove leve folk americane (basti pensare ai Georgia’s Horse di Teresa Maldonado, anche lei texana).
 
“Baby”, secondo album dell’autrice, ripropone il folk aspro e malinconico che ha entusiasmato critici e musicisti (Damien Jurado su tutti). Il timbro vocale intrigante e amabilmente fastidioso e irritante sottolinea senza incertezze i contenuti narrativi delle sue canzoni, pochi elementi sonori che contornano la voce, la cui intensità è stata paragonata a quella di Beth Gibbons.
 
Calza a pennello il proverbio “La via dell'inferno è lastricata di buone intenzioni” per definire i contenuti di “Baby”: è indubbia la sincerità della proposta artistica di Mara Lee Miller, ma la noia e la prevedibilità, conseguenza di una limitata capacità compositiva ed espressiva, rendono le composizioni uniformi; non è solo una questione di stile (il country) ma è anche una questione di toni, colori, e non ultimo di liriche.
Quello che resta indefinito è il reale profilo della musica di Bosque Brown, indecisa tra il versante della musica country confortevole e rassicurante e quello ricco di intensità e sofferenza, l’autrice barcolla sulle atmosfere senza trovare un punto stabile per definire il suo stile, privo della carnalità e della pericolosa schiettezza che caratterizzava l’esordio della conterranea Teresa Maldonado.
 
L’album lambisce raramente i toni poetici del miglior country ("White Dove", "Train Song") e mostra deboli segni d’innovazione ("Oh River"), e tutto avviene quando la presenza strumentale è maggiore, denunciando ancor di più i limiti espressivi dell’autrice, anche se in “Texas Sun” la sola voce di Mara Lee Miller attinge toni espressivi intensi altrove assenti.
 
“Baby” è in definitiva un album cupo, oscuro e privo di quello spessore che rende interessanti le altre voci del nuovo folk americano, il suo lieve fascino è destinato a scomparire in presenza di piccoli bagliori di luce, la sua malinconia è ricca di noia, la sua poetica si perde nell’autocompiacimento senza fascino, non c’è nulla che giustifichi le lodi e le attenzioni della critica internazionale. 

(08/04/2010)

  • Tracklist
 1. White Dove
 2. Went Walking
 3. So Loud
 4. On and Off (Part 1)
 5. Texas Sun
 6. Whiskey Flats
 7. On and Off (Part 2)
 8. Train Song
 9. This Town
10. On and Off (Part 3)
11. Oh River
12. Phone Call
13. Soft Love
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