Divine Muzak

Maison Skinny

2009 (Punch Records) | electropop, dark, folk

Non sempre eclettismo ed eccentricità vanno di pari passo con qualità: è il caso, infatti, dell'ultimo lavoro del duo romeno Divine Muzak che con questo "Maison Skinny" approda alla corte della Punch Records. L'etichetta italiana fin dai suoi albori, datati 2003, si è contraddistinta per una politica discografica in cui l'ibridazione di differenti stili musicali, per lo più gravitanti intorno alla grey brown area, è il minimo comun denominatore dei propri prodotti.

Basterebbe leggere i nomi delle band passate nel corso degli anni su Punch per rendersi conto di quanto detto: si passa infatti dal neo-folk burlesco e stranito di Novy Svet, dalle istanze industriali affogate in salsa electro-pop di Commando Suzie, per arrivare infine a quel "Romanticismo Oltranzista", uscito due anni orsono e recante la firma dell'italiano Ait!, che ha saputo spiazzare non pochi ascoltatori per la perfetta miscelazione di misantropici pruriti industriali a sparuti impeti post-punk rivestiti di un torbido e disincantato lirismo.
Non è il caso, e aggiungiamo purtroppo, di questo "Maison Skinny" che delude le aspettative di chi aveva avuto modo di apprezzare il debutto del duo, ovvero quel "Dialogue" uscito nel 2004 e in cui si intravedevano le potenzialità di Divine Muzak nel saper combinare suggestioni industriali con più pacate, e raffinate, atmosfere acustiche.

Il difetto principale delle 11 tracce che compongono questo lavoro è l'estrema frammentazione degli stili ivi contenuti, un'eterogeneità che in più di un momento spiazza l'ascoltatore. Si parte infatti da una piacevole introduzione electro-dark come "Dreams Size Zero", che probabilmente incontrerà i favori degli amanti dei Ladytron più oscuri, per poi passare al binomio "Looney Bunny"-"Rockabilly Doom" in cui gli elementi più prettamente electro vengono sacrificati a favore di atmosfere più raccolte che prendono la forma di ballate sgangherate, sonetti in cui a emergere è la voce stralunata di Julie Serbanescu.
Una volta immersi in questa pantomima dai sapori burtoniani, l'orizzonte sonoro tende però a mutare nuovamente, si torna infatti a spingere sull'acceleratore, ed ecco quindi che ci troviamo a far i conti con l'electro-clash di "Love Bang Bang", episodio che, a livello stilistico, fa il paio con la successiva "Vienna".

Nonostante la forzata eterogeneità di stili che caratterizza questo lavoro, è possibile tuttavia trovare una chiave di lettura univoca a "Maison Skinny", ovvero un disincanto infantile, fanciullesco, quasi ludico - paradigmatica in questo senso "Give In To Me"- che permea la quasi totalità delle canzoni ivi contenute e che emerge sia dalle liriche sia dalla prestazione canora, particolarmente evocativa nel caso di ""La Femme Inegale", della Serbanescu.
La mancanza di un'omogeneità d'insieme a livello di sintassi stilistica, tuttavia, non può che rendere, in ultima analisi, questo lavoro particolarmente fragile per quanto concerne l'efficacia complessiva.

(08/02/2010)

  • Tracklist
  1. Dreams Size Zero
  2. Looney Bunny
  3. Rockabilly Doom
  4. Love Bang Bang
  5. Little Baby Horse
  6. Give In To Me
  7. La Femme Inégale
  8. Vienna
  9. Red Twins
  10. July
  11. Afterparty
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