Elfin Saddle

Ringing For The Begin Again

2009 (Constellation) | weird-folk

Un ricco archivio di musica folk americana che evoca foreste e paesaggi fiabeschi, profumi orientali che sprigionano luce e oscurità, magia e teatralità. L’insieme sonoro indefinito ma affascinante che il duo crea in “Ringing For The Begin Again”  è come un sogno che si trasforma in incubo, il tormento diventa però estasi e l’ossessione delizia e seduce.

Alcune domande attanagliano la mente: da cosa nasce lo strambo folk mistico del duo? Quali radici sono state strappate per creare un così magico insieme di suoni? Quanta bellezza può sgorgare dalla disperazione? Quanto tempo ci resta prima che l’apocalisse sonora degli Elfin Saddle diventi realtà? Il canadese Jordan McKenzie e la giapponese Emi Honda evitano di darci risposte certe, anzi, per tutto il disco si scambiano la loro etnia, corrompono l’arte sonora con quella visuale, nel tentativo riuscito di incantare e sedurre annullando la ragione e corrompendo l’anima. Elemento rilevante è la loro creatività visuale, legata all’insana passione di Jordan di raccogliere oggetti abbandonati e rifiuti che dal disfacimento passano a un nuovo stato fisico. Emblematica la back cover dove erbe e fiori sembrano nascere dai rifiuti, mentre la lanterna della copertina omaggia la cultura giapponese di Emi Honda, ma inserisce ambiguità con sfondi innaturali e pittorici opera di Jordan.

Folk psichedelico anche nell’approccio alla strumentazione che va dalla più classica del folk, agli strani e diversi strumenti raccolti da Emi nella sua longeva passione per i suoni. Tutto ciò innesta nel patrimonio sonoro e culturale dei due musicisti tracce di contaminazione folk europeo e tribale. La connotazione psych-folk è lampante gia nel nome del duo: Elfin Saddle è il nome di un fungo, noto anche come Gyromitra infula, che, seppur mangiabile, è velenoso per i vapori che emana durante la cottura (eviterei però di assaggiarli data la loro catalogazione come funghi velenosi).
La voce di Emi Honda culla e seduce, mentre Jordan oppone toni oscuri. Lo scambio di toni e di colori caratterizza tutto il disco.
Prima la voce di Jordan cerca la profondità spirituale della tradizione giapponese sfiorando l’intensità vocale del drone-metal nell’iniziale “The Bringer”, che infiamma emozioni discordanti prima di liberarsi in un finale armonico e seducente con xylofono, violino e percussioni che suonano come lattine. Poi in “The Procession” il ruolo s’inverte, la deliziosa cantilena giapponese trova nuove vesti folk, con suoni senza etnia certa, che donano alla fiaba nipponica una cornice sonora capace di emozionare est ed ovest del mondo.
Il senso di stupore e meraviglia si eleva sulle note di “The Living Light”, un folk psichedelico di rara bellezza, una malsana e funesta ballata da tramandare alle future generazioni, tra ritmi che scompongono le armonie per estrarre nuove cadenze, strumenti che diventano voci mentre esse stesse diventano strumento, il tutto sospeso in un contenitore sonoro dai colori alternanti.

Le influenze orientali nei brani cantati da Emi Honda evitano la prevedibilità, grazie a soluzioni ritmiche (“Running Sheep”) e melodiche ("Sakura") che ipnotizzano e trascinano la mente verso i sogni.
“Ringing For The Begin Again” è un disco ancor più strano e intrigante se si pensa che per gustarlo maggiormente bisogna ascoltarlo in sequenza casuale e disordinata, la schizofrenia  sonora tormenta l’ascolto, ti distrae e hai spesso bisogno di ritornare indietro perché quello che credevi superfluo acquista nuova luce. Ecco che ritorni sulle note sbilenche di “Hammer Song”, che sancisce senza dubbio che questo è un album di musica folk con trame oscure di psichedelia e sprazzi di luminosa ingenuità nipponica, con cantilene che da gioiose divengono acide e tristi, in un alternarsi emotivo senza soluzioni. 
L‘arrangiamento da piccola orchestrina circense di “Muskeg Parade” (grazie all’ottimo suonatore di tuba e double bass Nathan Cage) e l’atmosfera da crimine infantile di “Temple Daughter” sono temperate dalla chiusura onirica di “The Ocean”. Sogno o incubo che sia, “The Ocean” non appartiene al mondo sensibile, lo spazio è quello dei sogni, colorato senza apparente armonia, delizioso e infetto come una notte d’amore proibito; non c’e tormento, ma solo estasi nelle poche e preziose note, la voce si allontana e poi penetra nelle nostre oscurità, per lasciare una straniante sensazione d’incanto che difficilmente vi abbandonerà al vostro risveglio.

(11/06/2009)

  • Tracklist
1. The Bringer
2. Running Sheep
3. Hammer Song
4. Sakura
5. Muskeg Parade
6. The Living Light
7. The Procession
8. Temple Daughter
9. The Ocean
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