Fever Ray

Fever Ray

2009 (V2) | dark-synth-pop

Il freddo nord e i fiordi scandinavi evocano sempre atmosfere gelide, arcane, ma a volte anche avvolgenti e sinuose. Questo disco ci offre una guida ideale verso le terre del permafrost. E la sua autrice, capelli d'un biondo vivo, carnagione pallida, ne incarna fedelmente l'essenza. Dietro allo pseudonimo Fever Ray, si nasconde infatti Karin Elisabeth Dreijer Andersson, metà degli svedesi The Knife. Il duo, la cui altra metà è il fratello Olof Dreijer, iniziò nel 2000 a pubblicare dischi: dapprima un sette pollici, poi, nel 2001 il self-titled che ne segnò l'esordio. Al bis, concesso nel 2003 con "Deep Cuts", fece seguito un silenzio durato tre anni, fino cioè alla pubblicazione, nel 2006, del bellissimo "Silent Shout". Il 2009 segna dunque il ritorno sulle scene della bellissima voce di Karin, prestata anche ai Royksopp in "What Else Is There?".

"Fever Ray", uscito per la Cooperative Music/V2, è davvero un bignami del lato più oscuro del mondo scandinavo. Un mistero sottile, dai risvolti multiformi. Ad aprire le dieci tracce (per un totale che sfiora la cinquantina di minuti) provvede il vibrante e immaginifico drone notturno di "If I Had A Heart", che si snoda tra voci filtrate e atmosfere cupe. La successiva "When I Grow Up", in odor di Goldfrapp periodo "Felt Mountain", cambia registro, tra dolcissime trame di synth e la particolarissima voce di Karin. E se "Dry And Dust" accenna aperture sintetiche, "Seven" consuma la perfezione-pop: dipanandosi tra docili beat tribaleggianti e la voce sognante incastonata su vaporose strutture di synth, si addolcisce sempre più, fino a scomparire oltre l'orizzonte.
Il trip-hop non è poi molto lontano: ascoltare "Concrete Walls" equivale a tornare indietro d'una quindicina d'anni, al fascino notturno di "Protection" dei Massive Attack. E fra richiami dark e partiture elettroniche di una dolcezza celestiale, si colgono i sapori d'un fascino lontano: è il caso della disperata "I'm Not Done", nella quale Karin urla la sua disperazione (le sue liriche sono spesso improntate all'invettiva politica) in un climax sonoro tanto semplice quanto trascinante. E se l'insipida "Keep Streets Empty For Me" si candida a nota stonata del disco, nella grintosa chiusura di "Coconut" la nordica vichinga, rinforzata da una sezione ritmica decisamente più sostenuta, sfoggia un epilogo vibrante.

"Fever Ray" racconta il nord, le sue articolazioni, i suoi paesaggi, i suoi umori. Giocando a colpi di synth, chitarre effettate e tastiere in abbondanza, disegna un quadro vivido e vitale, che rivitalizza suoni di un tempo ormai perduto. Ne scaturisce un lavoro senza tempo, un lampo a ciel sereno di una bellezza accecante.

(01/03/2009)



  • Tracklist
  1. If I Had A Heart
  2. When I Grow Up
  3. Dry & Dusty
  4. Seven
  5. Triangle Walks
  6. Concrete Walls
  7. Now’s The Only Time I Know
  8. I’m Not Done
  9. Keep The Streets Empty For Me
  10. Coconut
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