Liam Hayes And Plush

Bright Penny

2009 (Broken Horse Records) | pop

Dopo la pubblicazione internazionale di “Fed”, secondo album dei Plush, non ho avuto timore nel salutare su queste pagine la sua opera come straordinaria. Confusa tra le maglie della musica pop e liquidata con snobistica superficialità, la produzione di Liam Hayes si differenzia per l’elevata qualità della scrittura e degli arrangiamenti che proietta la sua musica in un luogo temporale remoto, dove alla stesura solida delle canzoni corrispondono arrangiamenti elaborati e sofisticati.

Non è certamente di questi tempi la passione per la perfezione formale, l’attenzione della critica è maggiormente rivolta ai principi concettuali dell’artista, che spesso ostenta più idee di quante realmente riesca a concretizzare nella sua musica; Liam Hayes prosegue invece senza contaminazioni il suo percorso d’autore soul-pop, concentrandosi su ogni elemento delle sue canzoni, con una profondità musicale rara ai giorni nostri.

Ancora una volta la presenza di musicisti di elevato spessore contribuisce alla resa sonora finale: oltre al fedele Tom Tom MMLXXXIV (ex-produttore degli Earth Wind & Fire) e a Morris Jennings (batterista di Curtis Mayfield), è un piacere ascoltare la sezione ritmica di Brian Wilson, arricchita oltretutto dal sostegno di Bernard Reed (bassista di Jackie Wilson) e da due dei protagonisti della miglior musica americana, ovvero John Stirratt e Pat Sansone (coinvolti sia nel progetto Wilco che in quello targato Autumn Defense).
Visionario del pop, poco avvezzo a compromessi, Liam Hayes fa della normalità la sua stravaganza: l’eccesso di armonie zuccherine non sempre stuzzica il mio gusto, ma “Bright Penny” scivola sulle corde della miglior canzone d’autore alla Burt Bacharach senza cedere il passo, quello che sembra solare e leggero, “We  Made It”, nasconde tracce di funky leggermente ruvido e la perfetta pop song da classifica “So Much Music“ non riuscirà a strappare neanche un passaggio radiofonico.

La sfrontatezza con la quale Plush esibisce love song da mattonella non può che stuzzicare: “Getaway” e “I Sing Silence” potrebbero appartenere al catalogo dei Bee Gees e contemporaneamente essere un brano di una cult-band di twee pop, la voce di Liam si divide tra una maggiore perfezione formale e una irritante svogliatezza.
Il trionfo sonoro è celebrato nella splendida “Look Up Look Down”, fiati possenti armonie complesse e molto brio soul-funky, sorretti da una interpretazione vocale un po’ irriverente degna del John Lennon dei tempi migliori, soul music anche nella traccia iniziale, "Take A Chance", che dopo molti ascolti resta la gemma più luminosa dell’album.
 
Più scorrevole e prevedibile, ma anche più raffinato del lavoro precedente, “Bright Penny” riscrive i canoni del pop senza alterarli, le inflessioni romantiche di "If I Could" strappano perfino un applauso, mentre la giocosità di “The White Telescopes” ci riporta tra gli effluvi pericolosi di una pop music spensierata e infantile. Quello che sembra scomparso è il riferimento alla tradizione West Coast più politica e sociale, l’album evita di scavare a fondo come avveniva nella seconda parte di “Fed”, e Liam Hayes resta ancorato a una visione di pop meno sporco ma che nonostante tutto incanta. Basti ascoltare la straordinaria “The  Goose Is Out” per essere investiti da brividi intensi: essenziale e asciutta, la canzone trascina l’ascoltatore verso le lande rassicuranti del country-pop di "O Street", che onora la presenza degli Autumn Defense pur senza restare tra le cose memorabili dell’album.

“Bright Penny” ha l’innegabile merito di confermare le doti d’autore di Liam e di evitare di convincere i detrattori con trucchi ed effetti finto-modernisti. Questa è grande musica sorretta da una forza esecutiva straordinaria, il lato nobile del pop.

(20/11/2009)

  • Tracklist
1. Take A Chance
2. If I Could
3. The White Telescopes
4. I Sing Silence
5. Look Up Look Down
6. We  Made It
7. So Much Music
8. Getaway
9. The  Goose Is Out
10. O Street
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