MT. ST. HELENS VIETNAM BAND - Mt. St. Helens Vietnam Band

2009 (Dead oceans)
alt-rock

Formati a Seattle nel corso del 2008, i Mt. St. Helens Vietnam Band sono stati subito etichettati come una delle new sensation del rock alternativo cosmopolita, sul modello di Wolf Parade, Vampire Weekend, Forward Russia e Arctic Monkeys (per non citare le altre dozzine di complessi di revival post-punk degli ultimi anni, da Bloc Party a Clap Your Hands Say Yeah).

In realtà il debutto omonimo, prodotto dalla Dead Oceans, si fregia di nuove vette di godibilità, anche grazie a una produzione vivida, quasi da presa diretta. Patchwork post-punk inebetiti come “Who’s Asking” e versioni amatoriali della “Heartbeat City” dei Cars di “Albatross, Albatross, Albatross” (pure con tamburi di combattimento e ritmi spezzati altalenanti) suonano persino marmorei.

Ma il meglio arriva quando la loro irruenza da band giovanissima fa posto a digressioni folk con piglio comedy, il cui miglior esempio è rappresentato da “Going On a Hunt”, spartita tra call-and-response, corse solari in controtempo e, infine, una variazione arpeggiata con brusii percussivi che poi vengono catapultati nel corpo del brano. Così per “A Year Or Two”, in cui una silenziosa intro acustica è schiantata all’ultimo minuto da un punk-pop irruento, o “Masquerade”, tanto assalto emo-core con sovratoni progressivi alla Genesis, quanto siparietto valzer con sovratoni dei Balcani alla Beirut. “Dull Reason” attacca come romanza alla U2 e dischiude una digressione un po’ vaudeville un po’ raga, con eccentriche armonie vocali a più parti, e “En Fuego” è hard-blues sincopato che sfuma in una folksong con mandolino.

La band stupisce finanche negli episodi che più potrebbero accomodarsi al filone nu wave, come in “Little Red Shoes”, demenziale assemblato di tre canzoni in una, o le vocals apatiche di “Cheers for Fate”. La loro personalità pennella infine “Anchors Dropped”, una mini-suite con fraseggio barocco (che attenua la dinamica fino a un curioso power-pop sottovoce), e specialmente l’estesa “On The Collar” (forse il miglior amalgama dell’album), in cui una cellula tematica desunta dai Decemberists si associa a un nastro vocale con cori fantasma e timpani, fino a un’eruzione sinfonica di archi pensosi e alla baraonda finale.

Anticipato da un Ep digitale (“Weepy”; ITunes, 2008), poi incorporato nell’album, è una raccolta in primis rinfocolata da un combo affiatato: Matthew Dammer, Traci Eggleston, Jared Price, e i fratellini Verdoes, Benjamin e Marshall, il batterista (dodicenne). Poi è allietato dalla verve irripetibile degli esordi, e degli esordi freschi. Non ha, forse, la joie de vivre dei Go Team, e nemmeno la scevra meticolosità dei !!!; però la spontanea ilarità ce l’ha tutta. Pure senso dello humour, della caricatura, della parodia. Varie ospitate qua e là; artwork della (giovane) illustratrice cinese Jing Wei.

03/03/2009

Tracklist

  1. 1. Who's Asking
  2. 2. Masquerade
  3. 3. Cheer For Fate
  4. 4. Anchors Dropped
  5. 5. Going On A Hunt
  6. 6. A Year Or Two
  7. 7. Albatross, Albatross, Albatross
  8. 8. Dull Reason
  9. 9. Little Red Shoes
  10. 10. En Fuego
  11. 11. On The Collar

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