Nokeys

The Regency

2009 (SFEM) | post-punk, darkwave

Non sono certo dei principianti i Nokeys da Parma. Tra tanti album che si scervellano nel tentativo di spremere un riff sensato dall’ormai prosciugata mitologia post-punk, il loro debutto sulla lunga distanza “The Regency” si segnala come uno dei dischi più godibili e curati tra tutto quelli che hanno visto la luce nell’ultimo periodo e non certo soltanto in Italia. L’orizzonte è quello oscuro e abissalmente introspettivo di band cruciali per l’epopea new wave come Sound, Joy Division, primi Killing Joke, Sad Lovers And Giants, U2 ma anche Depeche Mode, e fin qui nulla di particolarmente nuovo, siamo d’accordo, ma per sua e nostra somma fortuna, la band non si limita a rimasticare Interpol ed Editors senza introdurre elementi di particolare novità, al contrario la grammatica del post-punk viene dal gruppo assimilata e rideclinata con un gusto quasi sempre obliquo e personale.

Se da un lato la produzione di Stefan Boman (già al lavoro in passato con Kent e Hellacopeters, fra gli altri) avvolge il suono delle canzoni in un’algida coltre di vetro brinato, la scelta del gruppo di alternare strofe in inglese con parti cantate in italiano (anche all’interno della stessa composizione) riesce spesso a tradursi in ibridi interessanti in cui una generica propensione melodica (più vicina per sensibilità a una “tradizione” italiana) si contamina con le asprezze gotiche della band new wave britanniche, quasi che le fisionomie di Luigi Tenco e Ian Curtis finissero con il sovrapporsi in un’immagine mobile e franta, raggiungendo esiti di particolare efficacia in un pezzo come “Dolore Dolcissimo”, in cui pare di sentire i Baustelle che si appropriano dei Diaframma senza colpo ferire.

L’album è ben concepito nel suo complesso, con pezzi più d’impatto come “Rock’n’Roll Pistolero” (davvero difficile dissociarla del tutto dai Litfiba) o molti tesi, come “Eyes Of Riot”, “The Trivial Captivity” o “Pretty Girl”, caratterizzati da un suono nitido e bello rotondo, con bassi e ritmiche geometriche sempre in primo piano e calibratissime. La seconda parte del disco tende ad appoggiarsi su un umore più dilatato e trasognante, con fraseggi di chitarra dal piglio più disteso e descrittivo e una voce un po’ tenebrosa che spesso e volentieri “si prende” la scena (molto bella l’emblematica “Slow”, ma anche “Underwater”, con vaghe reminiscenze dei Depeche Mode di “Ultra” che lavorano silenziose sullo sfondo ).

Insomma, “The Regency” si dimostra un ottimo album di solido post-punk rivissuto con la consapevolezza di uno scarto temporale tra “allora” e “adesso” che sarebbe stupido fingere di ignorare, reso più prezioso da un approccio che non rinuncia, come detto, alle proprie radici italiane, ma che anzi proprio da esse prende le mosse per la sintesi di un stile che sia totalmente individuale. E proprio lungo questa strada ci auguriamo il gruppo possa continuare a spingere avanti la sua ricerca nei lavori futuri.

(10/04/2009)

  • Tracklist
  1. Rock'N'Roll Pistolero
  2. Eyes Of Riot
  3. Dolore Dolcissimi
  4. Pretty Girl
  5. Another Step
  6. Slow
  7. The Trivial Captivity
  8. The Lads
  9. Underwater
  10. Morning

 

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