POLITE SLEEPER - Lake Effect

2009 (Expect candy)
alt-folk

Ci sono canzoni che vibrano come il dialogo con un interlocutore immaginario. Un confronto serrato, ingombro di parole pronte a trasformarsi in lame affilate. Le canzoni dei Polite Sleeper sono fatte così, animate da un rincorrersi di versi che non lascia scampo: una conversazione senza tregua con sé stessi, con il mondo, forse con il destino stesso. Parole come brandelli di storie da ritrovare: "Forget what you heard / And go explain it all in verse / These are your stories lost / Or retold by now".

Hanno l'urgenza di chi vuole arrivare subito al nocciolo della questione, i tre ragazzi di Brooklyn: dai loro trascorsi hardcore-punk negli Yellow Press hanno preso l'irruenza e la spigolosità dello slancio, dal primo album a nome Polite Sleeper (e dall'Ep che l'ha preceduto) hanno trattenuto la capacità di guardare alle radici folk senza suonare scontati. Ora, con "Lake Effect", dimostrano di essere pronti al passo decisivo, maturando una personalità capace di emergere anche attraverso ingombranti modelli di riferimento.

L'ode amara di "These Are Not Fall Colors" detta subito i contorni, con una veemenza degna del Conor Oberst prima maniera, accompagnata da un obliquo gusto melodico alla Neutral Milk Hotel: la chitarra acustica scandisce l'incedere sul ritmo incalzante della batteria, mentre il distendersi delle tastiere sembra rubato a "Down The River Of Golden Dreams" degli Okkervil River, in una giostra di climax e sospensioni. Sul palpitare nervoso di pianoforte e batteria di "Driving Ohio", il modo in cui il cantante Jason Orlovich aggredisce i versi con il suo timbro acuto chiama immediatamente in causa i Mountain Goats, ovvero il gruppo cui più spesso i Polite Sleeper sono stati finora accomunati. Ma l'estetica lo-fi, per i Polite Sleeper, sembra ormai più una modalità di approccio interiore che non un vero e proprio habitus stilistico.

Il resto del disco trascorre privilegiando i chiaroscuri all'impeto, con il pianoforte di Michael Curtes al centro della scena tra il fremere delle spazzole di Tim Wilson e l'emergere di armonie vocali capaci di alleggerire inaspettatamente la trama. "From Waiting List to Walk In" sfoggia un tono declamatorio non troppo distante da certi flussi di coscienza in stile Paper Chase, mentre il senso di desolazione di "Eleven Months" acquista dinamismo portando la voce di Orlovich ad infrangersi su un pulsare di piano e batteria. Solo alla fine, con il commiato di "So Serious", l'aria torna ad incendiarsi con i cori e i battimani di una scorribanda dal sapore Violent Femmes.

Soffia un vento di tramontana, nelle tracce di "Lake Effect", un'aria gelida che sembra lacerare ogni legame: proprio come nel panorama innevato che fa da copertina al disco, segnato da uno strappo che un nastro di scotch cerca invano di rimarginare. Anche i rapporti più veri, in "My Head Still Hurts", sembrano precari come gli anelli di plastica che tengono unita una confezione di lattine: "Six cans rattle against my back / Plastic rings just about the only thing holding us together now".

Non è un caso che il freddo, la neve e l'inverno tornino come immagini ricorrenti tra i versi del disco: "Lake Effect" è stato registrato nel bel mezzo di una tempesta di neve dai Polite Sleeper, barricati negli studi Seaside Lounge di Brooklyn. Al loro fianco, un ruolo essenziale nell'evoluzione del suono del gruppo l'ha avuto il produttore Aaron Prellwitz, già con John Vanderslice, Death Cab For Cutie e – guarda caso – Mountain Goats.

"A folk mess", così amano autodefinirsi i Polite Sleeper. E tra le sfumature di tastiere di "Crushed" e l'andamento ondeggiante di "Three Easy Steps", la band americana dimostra di fare sul serio nella ricerca della propria via verso un songwriting dall'anima folk, ma denso di contemporaneità.

"We could stand to take ourselves less serious / By screaming at the top of our lungs / Sure didn't get us anywhere", canta Orlovich nella conclusiva "So Serious". I punti di riferimento musicali (e letterari) del trio – da John Darnielle a Will Sheff – parlano chiaro a proposito delle ambizioni di un gruppo nel pieno della propria traiettoria di crescita. "Somewhere out there, there's a truth in sweat / That's going to make a whole lot of sense". I Polite Sleeper sembrano pronti a mettersi in gioco senza riserve per andare alla ricerca di quella verità dispersa.

18/11/2009

Tracklist

  1. 1. These Are Not Fall Colors
  2. 2. Driving Ohio
  3. 3. From Waiting List to Walk In
  4. 4. Crushed
  5. 5. Lake Effect
  6. 6. Eleven Months
  7. 7. Three Easy Steps
  8. 8. My Head Still Hurts
  9. 9. So Serious

POLITE SLEEPER sul web