Erik Mikinnen, Lionel Fernandez, Nicolas Sakamoto-Mazet danno vita al progetto di ricerca noise Sister Iodine nei primi anni 90. Meno fortunati dei colleghi, i tre francesi sfornano un paio di album, “ADN 115” e “Pause”, anche più arditi della concorrenza, ma virtualmente ignorati. Dopo uno stacco dovuto a una separazione (prima di tutto geografica) tra i membri, i tre ritornano sulle scene un decennio dopo con un “Helle” (Textile, 2007), ringalluzziti dal nuovo verbo electro-noise (Black Dice, Wolf Eyes, Sightings, e i padrini Boredoms) e drone-rock (dai tardi Bardo Pond fino ai loro figliocci, Sunn O))) compresi). “Flame Desastre”, il successore di “Helle”, continua imperterrito con questa professione di fede.
Dopo una “You/Lacerate”, uno scandire di urti, arrivano in rapida successione: il pandemonio industriale di “Lava Junkie” e “Black Trauma Delice”, il battito spastico di “Total Sumatra Shoot”, il deforme vagare Hendrix-iano di “You Doped”, la suspence di sciami elettronici di “K”.
Quindi “Chromata Vein” chiama tutti a rapporto in un duetto tra radiazioni e beat mutilato di batteria che sconfina in abrasioni robotiche, quasi un’appendice strumentale dei primi dischi degli Swans. La chiusa di “You Burned” ne è la sua rilettura frenetica a effetto.
Dapprima in vinile, in un’edizione davvero poco gloriosa curata dalla nativa Premier Sang, il disco – il quarto in quindici anni – sottoposto al trattamento Editions Mego non ha solo vantaggi estetici di packaging, ma soprattutto la ristrutturazione della tracklist, più organica (e forte dell’inclusione di “Chromata Vein”, che forse non sarà il pezzo-chiave di disco e band, ma poco ci manca), tendente al piramidale, pur senza particolari ambizioni. Una musicalità impossibile che si crea in una rosa di contrasti, non nella sostanza delle membra.
03/11/2009