SPRING CITIES - The Weight Of The Fall

2009 (Self released)
songwriter

"If winter comes, can spring be far behind?"

(Percy B. Shelley, "Ode To The West Wind")

È nel cuore dell'inverno che si cela l'anticipo della primavera: il seme di un nuovo inizio che attende sotto la terra innevata. La primavera di Stephen West, songwriter di Belfast appena ventunenne, arriva proprio al momento dell'affacciarsi dell'inverno: e dal seme di "Dereliction", pubblicato un anno fa con il moniker Tiny Echoes, ecco sbocciare "The Weight Of The Fall", primo capitolo di un nuovo viaggio sotto l'egida Spring Cities. "Penso che si tratti davvero di uno sforzo per fare un passo avanti rispetto alla musica che ho realizzato in precedenza come Tiny Echoes. O di segnare una divisione chiara tra allora e adesso", spiega West. "Mi piace pensare che il nuovo moniker rappresenti l'inizio di una produzione più a fuoco".

In realtà, il trascolorare da Tiny Echoes a Spring Cities è fatto più di sfumature che non di demarcazioni nette: nonostante la produzione sempre artigianale, cresce la cura per la veste sonora dei brani, maggiormente ricca di dettagli sullo sfondo. I contorni si fanno più atmosferici, anche se West convince soprattutto quando si lascia guidare da canoni familiari, coniugando l'essenzialità del Mark Kozelek meno austero con ombrose reminiscenze dark.

"Inizialmente avevo progettato di realizzare un disco ottimistico", racconta West, "ma quando ho cominciato a scrivere mi sono reso rapidamente conto che proprio non mi riuscivano canzoni allegre…". Eppure, il cuore di "The Weight Of The Fall" si rivela proprio quando il songwriter nordirlandese dimostra di essere a suo agio anche con accenti più sostenuti: introdotta da un prologo che ne anticipa il tema come un onirico déjà vu, "Deer" incalza con un chorus sorretto da pianoforte e batteria, che si erge a manifesto di solitudine universale.

La voce mesta di West assume toni più cantautorali sulla melodia avvolgente di "Glass", punteggiata di uno scintillio di aghi nell'oscurità. Bastano pochi tratti, a "Tired Bones And Hearts", per farsi strada con il suo passo lieve. E in "Northern Arrows", feedback e andature solenni si alternano ad un mormorio sospeso.

Secondo le parole dello stesso West, il tema di fondo del disco è la disillusione, il peso della caduta nella consapevolezza di una realtà che sembra tradire ogni sogno. Ne è emblema il crepuscolo desolato di "Native", in cui prende forma il profilo di due figure nello scompartimento di un treno, le braccia vicine eppure separate da una distanza incolmabile, il silenzio come una barriera che nessuno è capace di spezzare.

Tra l'aura cupa e venata di tastiere e di "I Am A Disciple" ed il brumoso intermezzo strumentale di "Jawbones", il mondo sembra una prigione da cui è impossibile sfuggire. La pioggia scroscia incessante sui due movimenti della conclusiva "Worry", accompagnata da un sottofondo di screziature digitali, mentre nell'aria gelida dell'alba i cacciatori scoprono il vuoto delle loro trappole. Poi, il torpore sfocia in un turbine di chitarre Slowdive, fino a quando l'eco della pioggia è tutto ciò che rimane.

Ma anche quando ogni volto sembra divenire privo di significato, le cose possono riacquistare il loro nome: "That's sometimes what time does / It makes things seem worthless", sussurra West in "Glass", "So nothing else matters / But sometimes we almost remember our names". Il cielo sembra immobile, ma la primavera è già in attesa di nascere.

17/12/2009

Tracklist

  1. 1. Native
  2. 2. Introduction To Deer
  3. 3. Deer
  4. 4. Jawbones
  5. 5. Northern Arrows
  6. 6. Tired Bones And Hearts
  7. 7. Glass
  8. 8. I Am A Disciple
  9. 9. Worry, Pt. 1
  10. 10. Worry, Pt. 2

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