Super Furry Animals

Dark Days/ Light Years

2009 (Rough Trade) | psych-pop

Ai gallesi Super Furry Animals (che proprio quest'anno spengono la quindicesima candelina di fertilissima attività, avendo mosso i primi timidi passi un po' in sordina nel 1994) sembra calzare perfettamente la definizione di "band di culto". Amatissimi e mai dimenticati dal pubblico inglese, di cui sono tra i più longevi beniamini degli ultimi tre lustri, i Super Furry Animals non hanno forse mai conosciuto una piena consacrazione di dimensioni continentali, ma l'impronta che hanno saputo incidere (per quantità e qualità di idee e geniali trovate) nella storia recente del pop anglofono è tutt'altro che passeggera. L'aneddotica a disposizione sul loro conto è ovviamente nutritissima (e spesso molto divertente) e il minimo che si possa dire oggi senza risultare inevitabilmente troppo retorici è che la band di Cardiff sia ormai titolare di un sound consolidato e inconfondibile, preso a imprescindibile modello (non sempre dichiarato) da una miriade di gruppi e gruppetti del panorama contemporaneo.

Momentaneamente accantonato un ghiottissimo progetto (che rende bene l'idea della pazzia creativa dei nostri) interamente strumentale in collaborazione con l'orchestra della Bbc (per il quale la band dichiara con fierezza di aver accumulato niente meno che ventiquattro ore di nastri!), il gruppo ha preferito optare all'ultimo minuto per una raccolta di appunti sparsi e stralci di canzoni dal piglio più groovy, buttate giù nei ritagli di tempo degli ultimi anni.

Come si sa, l'album è stato reso scaricabile dal sito ufficiale della band già dal 16 di marzo, giorno in cui i Super Furry Animals hanno eseguito integralmente e in streaming lo stesso album, sempre dal loro sito ufficiale. "Dark Days/Light Years" si colloca in piena continuità con il precedente "Hey Venus!" del 2007 (che ha avuto tra l'altro il merito di riportare il gruppo in classifica), nel pieno della "terza fase" (quella inaugurata da "Love Kraft" del 2005) di un'ipotetica parabola Super Furry Animals (laddove la prima fase, la più strampalata e guizzante, la si potrebbe far corrispondere ai primi due album, "Fuzzy Logic" e "Radiator", rispettivamente del 1996 e 1997, mentre il secondo periodo coinvolge soprattutto, escludendo "Mwng", gli ambiziosi e visionari "Guerrilla", "Rings Around The World" e "Phantom Power", questi ultimi due incisi per la major Epic). Il che vuol dire, nella sostanza, un ulteriore avvicinamento (stilisticamente sempre molto calibrato) a un prog-pop psichedelico molto colorato e infarcito di ironia e fini divertissement che tuttavia, nelle nuove canzoni, tende molto spesso (ma non sempre) a bagnarsi nelle acque torbide di un freak-funk stranito e apertamente ballabile. A tale proposito, pezzi come "White Socks-Flip Flops", quasi una colonna sonora da film blaxploitation, o l'iniziale, princeiana fin nelle midolla, "Crazy Naked Girls", lasciano ben poco spazio all'immaginazione dei commentatori.

Il disco è comunque nel suo complesso una specie di caotico zibaldone, l'officina di un impossibile ritorno al futuro, un affollato retrobottega di groove e intuizioni fulminee dal sapore a volte un po' carnevalesco, quasi sempre illuminato dall'arguzia balenante di un approccio compositivo sfacciatamente citazionista e postmoderno. La musica dei Super Furry Animals somiglia infatti sempre di più a un'orgia scombiccherata tra Gong, Teardrop Explodes, Flaming Lips, Pink Floyd (soprattutto quelli dall'impronta più barrettiana), Funkadelic ed Elo. A volte il risultato ha quasi l'implausibilità di una presa per i fondelli fin troppo scoperta (l'eurodisco anni novanta di "Inaugural Trams", peraltro in parte già adombrata nel progetto collaterale Neon Neon del cantante Gruff Rhys, che cos'è se non un bellissimo scherzo di pessimo gusto?), eppure pezzi come "Moped Eyes" hanno il loro indubbio fascino, tra il cartoonesco e l'allucinato, e denotano una voracità a dir poco pantagruelica per ogni tipo di linguaggio e codice sonoro, sia esso l'hair-rock machista di "Inconvenience" o la lattiginosa psichedelia canterburyana di "In The Sun".

Fra qualche anno gli appassionati ricorderanno forse questo disco come un potente bombardamento mentale di motivetti gommosi e stralci fugaci di ritmi pruriginosi (altro non sono pezzi come "Where Do You Wanna Go", "Helium Hearts" o la krautissima "Pric", che dura quasi dieci minuti!), che pur non costituendo nel loro insieme un capolavoro luminoso come in passato, si offrono comunque all'orecchio come un mosaico di formicolanti miniature musicali, in bilico tra la più pazza Pop Art e gli indovinelli arzigogolati di una spiritosa sfinge vittoriana.

(14/04/2009)

  • Tracklist
  1. Crazy Naked Girls
  2. Mt
  3. Moped Eyes
  4. Inagural Trams
  5. Inconvenience
  6. Cardiff In The Sun
  7. The Very Best Of Neil Diamond
  8. Helium Hearts
  9. White Socks/Flip Flops
  10. Where Do You Wanna Go?
  11. Lliwiau Llachar
  12. Pric
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