Ha 31 anni, William Elliott Whitmore, ma quando lo senti cantare sembra un vecchio.
E infatti non è che sia proprio un novellino del mondo musicale; era l’ormai lontano 1999 quando iniziò la sua carriera di storyteller, e in questi dieci anni ha inciso quattro album, arrivando, per questo “Animals In The Dark”, alla corte della lungimirante Anti-, che ha in scuderia gente come Tom Waits, Nick Cave o Tricky.
Quella del cantautore americano non è una formula molto astrusa; strumentazione minimale, voce calda e soulful per un folk -blues strettamente legato alle origini, musica semplice ma accorata e sempre pregna di quella genuinità che dà il vero valore aggiunto a dischi di questo genere.
Abile e credibile sia nelle espressioni più tradizionali (il folk in punta di banjo di “Johnny Law”, la murder ballad “Old Devils” o una “Lifetime Underground” che fa onore all’Antologia di Harry Smith) sia nelle soluzioni un po’ meno ortodosse (il gospel marziale della “Mutiny” d’apertura, con tanto di call&response, l’atmosfera leggermente soul di “There’s Hope For You” e “Hard Times”), il cantautore dell’Iowa non stupisce certo per la ricchezza degli arrangiamenti, ma punta molto sulle capacità della propria voce, espressiva, profonda e in grado di raccontare, protestare, emozionare.
Esemplari, in questo senso, “Who Stole The Soul” e “A Good Day To Die” in cui, accompagnato dalla sola chitarra acustica (con eccezione di un sibilo di violoncello nella prima delle due), Withmore crea trasporto emozionale solo con la sua interpretazione vocale, vibrando carico di sentimenti.
Non è esente da pecche, “Animals In The Dark”, e andrebbe forse consigliato agli appassionati del genere, ma in questi tempi dove i songwriter folk spuntano come funghi, va premiata, anche dai neofiti, la passione palpabile di William Elliott Whitmore, uno che omaggia sinceramente le proprie radici e nella cui voce riversa anima e cuore.
06/05/2009