Wilt

Cemetery Road/ Dead Electroniks

2009 (Ad Noiseam) | dark ambient, acoustic

Sono passati dieci anni da quando lo statunitense James Keeler diede vita a Wilt, progetto a stelle strisce che da sempre si è caratterizzato per la disamina di inquiete rarefazioni ambient sviluppate a partire da intricati florilegi di fields recordings spezzati dagli interventi strumentali, per lo più acustici, del compagno Don Hall, secondo membro di Wilt che entra a far parte della band a partire dal magistrale "Dark Meadows", album del 2006 che istituzionalizza definitivamente il sound del gruppo.

"Cemetery Road" e "Dead Electroniks": un doppio album per celebrare questa prima decade di vita. Il lavoro esce per conto della tedesca Ad Noiseam, label che nel lontano 1999 muoveva i primi passi all'interno del panorama sperimentale post-industriale e che proprio allora produsse il primo lavoro di Keeler targato Wilt. Un ritorno a casa che non è tronfia celebrazione ma summa estetica di quanto fino ad oggi prodotto dal duo statunitense e che offre al contempo, nel caso del secondo cd "Dead Electroniks", un contributo alla causa grazie all'omaggio reso a Wilt da nomi noti e meno noti che si agitano in seno al panorama noise e post-industriale odierno e che, per l'occasione, si prodigano in rielaborazioni del materiale prodotto dal duo in questi anni.

Musica d'ambiente sommessa, velata dalla fugace comparsa di droni che si sciolgono negli arpeggi acustici di chitarre ombrose, notturni al pianoforte: tutto questo è "Cemetery Road", undici tracce di minimalismo autunnale, undici pennellate impressioniste che catturano un'inquietudine che resta imprigionata nella dilatazione di spazi immaginari, che cova sotto la cenere di ricordi appassiti, che tracima in sinistri clangori e scricchiolii. Dall'incipit commovente che suona come il più triste dei commiati, "Red Bird, Black Sky", al crepuscolarismo di un pianoforte sommerso, "A Deaf Cry", dalla cortocircuitazione scricchiolante di "The Realm Of Shattered Prisms" fino alla distanza soffusa di "To An End", epilogo non troppo distante da certe inquiete melanconie incontrate lungo le vie maestre tracciate a suo tempo da Brian Eno e William Basinski.

Di tutt'altra caratura il secondo cd che compone questo lavoro, ovvero "Dead Electroniks": poco più di una decina di canzoni composte, come si è detto, da amici e compagni di Wilt per celebrare il decennale del duo. E' lampante l'assoluta spersonalizzazione che caratterizza questo omaggio: la maggior parte delle band chiamate a rielaborare il materiale sonoro di Reeler e Hall tende infatti ad appiattirsi sull'identità sonora di Wilt piuttosto che fornire un'autentica rilettura del materiale in questione.
Occasione mancata, quindi, soprattutto se diamo una rapida scorsa ai convenuti: da Locrian a Sickness, da Cimax Denial a Larvae. Nella quasi totalità di queste rielaborazioni, fatta eccezione per i soli Larvae che osano rimanere nel loro territorio d'elezione rimanipolando il suono di Wilt all'interno di spezzate trame idm, si tratta di un mero esercizio di stile che, in ultima analisi, sa di  poco: e perché non aggiunge nulla al blasone Wilt e perché rischia di veder gettata qualche ombra sul valore complessivo di questo doppio lavoro.

(14/12/2009)

  • Tracklist

Cemetery Road
 

  1. Red Bird, Black Sky
  2. The Weight Of Headstones
  3. A Small Release
  4. Escape
  5. A Deaf Cry
  6. The Realm Of Shattered Prisms
  7. The Grim
  8. Symptom Of The End
  9. Serpent Dream
  10. The Remainder
  11. To An End 



Dead Electroniks
 

  1. Constellation - Wilt
  2. A Case Of Castration Anxiety - Climax Denial
  3. Megalith - Cornucopia
  4. A Room With Neither Entrance, Nor Exit - Theologian
  5. Entombed In Velvet - Luasa Raelon
  6. Beyond The Valley Of The Dead - Veil Of Secrecy
  7. Signe Correct Correspondant - Mark Solotroff
  8. In The Shadow Of Dead Angels - Josh Lay
  9. Void - Locrian
  10. The Blood Runs Thinner With Each Breath - Sickness
  11. Broken Diodes - Horchata
  12. The Many Armed Beast - Larvae
  13. Dusk - Wilt
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