Da una
band e un disco dal nome così aggressivo ci si aspetta di certo di più che una
collezione di bozzetti lo-fi, scarnificati e rauchi, come se fossero la
registrazione di un’ebbra notte tra amici. Molto simile nell’estetica
all’esordio dei Siskiyou, “Blood Warrior” si compone di una manciata di canzoni
quasi tutte sotto i tre minuti, quasi tutte non proprio memorabili. Unica
eccezione, in entrambi i sensi, è rappresentata da “Choir”, lungo stornello di
più di otto minuti, nel quale la band ripercorre i passi di uno Smog agli
sgoccioli, in un interminabile, iterato motivo à la Sam Beam. Per il resto veramente troppo poco da segnalare, troppo
poco per giustificare l’uscita del disco di questa band di New York.
10/01/2011