Fractale

SurannÚ

2010 (Self-released) | rock in opposition

Progetto, segnalatoci appena oggi, ispirato al libro "Tomorrow In The Battle Think Of Me" di Javier Marias che si presenta con inedite geometrie di fiati ad aprire questo dischetto dal vivo - assolutamente imperdibile per ogni estimatore che si rispetti del Frank Zappa di "Hot Rats", dei Gong di "Flying Teapot" e capace di rinnovare, mai così intensamente, il ricordo della generazione più viva del Canterbury sound fuso al jazz-rock degli anni 70, alla psichedelia più legata a suoni analogici e "astrali", qui dovuti all'elettrificazione di fiati, all'esperienza degli Air e ad arrangiamenti mediati dal Rock In Opposition più oscuro e meno cerebrale (Magma), le musiche per matrimoni e funerali di Goran Bregovic.
Il tutto, non bastasse, data la combinazione degli elementi citati, riletto con un'identità fiera e assolutamente originale, cosa più che rara di questi tempi in cui l'identità progressive è ormai relegata a cliché antichi, discutibilissimi, quanto distanti da un contesto socio-culturale autenticamente contemporaneo. Già la formazione è di per sé quanto di più bizzarro e interessante ci sia stato dato da ascoltare e accogliere ad oggi: sei fiatisti (in qualche caso, come anticipato, elettrificati) e una batteria. Assenti basso (il cui ruolo è spesso affidato a una tuba), chitarra elettrica (qui appannaggio di un sax baritono, of course, elettrificato), tastiere e voci.

Per quanto la musica si riveli da subito nella sua forza espressiva, è con "Partie V" e "Partie XVI" (eccezionale il contributo degli aerofoni) che le composizioni - e in questo caso la definizione è a dir poco appropriata - di Julian Julian prendono quota e si rivelano nella loro essenza più autentica, carica di elementi di interesse. Intervalli inusuali ma mai sgradevoli; capacità di creare atmosfere suggestive, imponenti talvolta quanto sfuggenti, senza essere trionfali e fini a se stesse; organizzazione formale delle composizioni compatta e mai prevedibile.
Al tutto va aggiunta la capacità di gestire il colore musicale in maniera davvero affascinante, da pittori e architetti al contempo. Da segnalare, come cameo, il solo di sax alto dello stesso Julien in "Sans-Papiers", sostenuta da un ostinato di tuba e sax baritono che rimane nella mente a lungo e la litania funebre e ritmata della conclusiva "Clementine".

Altro punto a favore: il dono della sintesi. Questa release dura meno di trenta minuti - cosa che, a fronte della natura della musica, risulta solo un pregio, tale da non portare a definire il dischetto un Ep ma un album completo, così come nella tradizione più attuale (ricordo diversi - acclamati - album italiani degli ultimi anni di dodici-venti minuti presentati come dischi compiuti, a testimonianza che ormai, finalmente, non è la durata ma il contenuto di un lavoro a giustificarne il valore).
L'unico neo di "Suranné" è invece la scarsa profondità nel mixaggio e nel mastering, ma né questo né l'artwork amatoriale di certo scoraggeranno chi deciderà di avvicinarsi a un progetto così valido.

Un disco probabilmente non "bello" nell'accezione comune del termine (è un po' come mettere sullo stesso piano un capolavoro del cinema indipendente e un film hollywoodiano), ma che rimane nella mente assai a lungo scavando un posto tutto suo, come solo la creazione autentica o ARTE, termine odiosamente abusato al punto tale che ormai se ne sono perse le coordinate, è capace di fare ed essere. Uno dei dischi più ed emozionanti e di maggiore interesse realizzati fin qui giuntoci, pur con ritardo, nel 2012.
Voto? 7,5 approssimato a 8 sulla base di una musica che di giorno in giorno si ricava uno spazio nella mente e in quell'astrusa cosa che chiamiamo... "anima", sempre più grande e vero.

(09/07/2012)

  • Tracklist
  1. Partie XV
  2. Partie VI
  3. Partie V
  4. Partie XVI
  5. Partie XVIII
  6. Sans paiers live at the Sunset (bonus track)
  7. Clémentine (bonus track)
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