Gemma Ray

It's A Shame About Gemma Ray

2010 (Bronzerat) | songwriting

Non è certo una moda dell'ultim'ora: i dischi nei quali si saccheggia l'operato altrui (previa regolare autorizzazione) ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Molti dei più grandi nomi del panorama musicale internazionale si sono cimentati almeno una volta nella realizzazione di un album di cover, basti pensare al recente esperimento condotto da Peter Gabriel, o ai Flaming Lips che hanno addirittura rifatto a modo proprio l'intero "The Dark Side Of The Moon".
In uno dei momenti meno innovativi della storia musicale di tutti i tempi, la cover può diventare una buona soluzione per tenere occupato il mercato, in assenza di composizioni autografe all'altezza della situazione. Il punto critico da superare risiede nel riuscire a ideare un progetto che risulti peculiare, evitando di ripetere pedissequamente gli originali, personalizzando le esecuzioni, modellandole secondo la personalità dell'interprete e facendole diventare proprie, portandole a vivere una seconda vita.

Nel nuovo lavoro di Gemma Ray (che non aveva certo bisogno di riempire il mercato, in quanto la sua pubblicazione più recente risale soltanto a pochi mesi fa) avviene esattamente questo. L'artista inglese seleziona sedici tracce di diversa provenienza, le decompone, le spoglia di tutto il superfluo, getta via le cose inutili, e con l'aiuto del solo percussionista Matt Verta-Ray (già con gli Heavy Trash di Jon Spencer) in soli cinque giorni di lavoro le riduce ai minimi termini, per sola voce e chitarra, quasi sempre deliziosamente effettata.
Il risultato finale si avvicina molto alla migliore PJ Harvey, e mette in mostra un'esecutrice matura e meritevole delle più grandi attenzioni, come del resto già ampiamente dimostrato nei precedenti "The Leader" (2008) e "Light Out Zoltar!" (2009).

Ovvio che la curiosità inizialmente vada a cadere sui titoli più noti all'alt-boy medio: "Touch Me I'm Sick" dei Mudhoney è resa in maniera egregia e personale, e funziona anche senza la carica fulminante dell'originale; "Drunken Butterfly" dei Sonic Youth  è completamente stravolta e innestata genialmente sul tappeto di "Rosemary's Baby".
Bastano queste due tracce per sancire il superamento dell'esame a pieni voti.
Ma nella giostra di "It's A Shame About Gemma Ray" c'è molto altro, con ripescaggi di artisti molto diversi fra loro, fra i quali Gallon Drunk, Gun Club, Buddy Holly, Shirley Bassey, Etta James, Billie Holiday: classicismo e contemporaneità resi con un'omogeneità da far invidia a qualsiasi disco autografo dei nostri giorni.

Alcune volte Gemma si presenta carezzevole ("Everyday"), o lievemente retrò ("Just Because"), altre volte si veste da signora del blues ("Swampsnake"), o del country & western ("Ghost On The Highway"), oppure cade in preda alla disperazione più cupa ("I'm Gonna Lock My Heart"), mostrando un imprevisto eclettismo.
Quando la batteria decide di accompagnare Gemma, il suono diventa più pieno e tutto si fa più compiuto, evento che accade soltanto in "I'd Rather Be Your Enemy", non a caso il pezzo più trascinante dell'album.
Nel resto del percorso la situazione è più intimista, spesso volutamente lo-fi, con un effetto quasi da demo, ma la protagonista riesce pienamente nell'intento di trasmettere una formidabile energia che si insidia lentamente sottopelle.

Un grande disco realizzato col minimo sforzo, in barba a tutte quelle superproduzioni iper-milionarie che non riescono a trasferire alcuna emozione.

(29/07/2010)

  • Tracklist
  1. Put The Bolt In The Door
  2. I'd Rather Be Your Enemy
  3. Ghost On The Highway
  4. SUD
  5. Touch Me I'm Sick
  6. Just Because
  7. Swampsnake
  8. Everyday
  9. Rosemary's Baby Vs. Drunken Butterfly
  10. Bei Mir Bist Du Schoen
  11. Big Spender
  12. Looking The World Over
  13. Only To Other People
  14. I'd Rather Go Blind
  15. I'm Gonna Lock My Heart
  16. I've Got A Crush On You
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