Holy Fuck

Latin

2010 (Young Turks/XL) | kraut-rock, electro

L’essenzialità del beat regolarizzata da un’inclinazione ritmica e proiettiva prettamente krauta è alla base del secondo disco dei canadesi Holy Fuck. Tastierine schizzate all’occorrenza, una propensione birichina al getto cosmico e una strizzatina veloce al rock elettronico da pre-miscelazione discotecara, e il gioco è fatto. Vi chiederete, quindi, cos’altro bisognerebbe aggiungere in sede di recensione, considerati i tempi, la celerità delle offerte sbattute in piazza, o meglio in scrivania, e così via.

Ma è nella forza dei singoli episodi che “Latin” riesce a discostarsi da gran parte del marciume elettrorock indipendente. E’ nell’efficacia dei suoi semplicissimi intarsi melodici che l’istinto a tratti riesce a prevalere sulla ragionevolezza. Così come non possiamo non constatare che la lezione di Klaus Dinger è sempre dietro l‘angolo, a ricordarci per la milionesima volta quanto possa spingere quel fottutissimo motorik. L’ha capito ultimamente finanche il "vecchio" Barrow, mettendo su gli ottimi Beak>, divertendosi come un ragazzino rinchiuso per quindici giorni nei suoi SOA Studios, in perfetta devozione/venerazione dingeriana. E così, provare solo a trottare negli asciutti sentieri di “Silva & Grimes” e di “Stilettos”, chiudendo prima con diverse mandate la stiva dei ricordi, possiamo anche fingere di sopportarlo.

Eppure, Brian Borcherdt e Graham Walsh non hanno esclusivamente rimarcato con onestà un concetto tanto caro quanto per molti erroneamente desueto. I due canadesi, abbandonato l'orientamento percussivo teutonico, sono riusciti a dipingere valide traiettorie funkeggianti (“Red Lights”), ricollocandosi in tutto e per tutto al di là dell’Atlantico, rimbalzando da un piano all’altro in un ping pong analogico in crescendo, come traspare in “Latin America”, o rallegrandosi nel walzer distorto e magnetico di “SHT MTN”. Ed è ormai solo un lontano miraggio anche la robusta frenesia degli esordi, coagulata con disinvoltura nelle tastiere sincopate di “P.I.G.S.”, sciolte in coda da un brusio pindarico.

In dischi come “Latin” c’è sicuramente tanta legna umida da gettare con impazienza tra le fiamme, ma anche tanta buona sostanza da condividere senza troppe frustrazioni e scontati rimandi.
 

(20/04/2010)

  • Tracklist
1. MD
2. Red Lights
3. Latin America
4. Stay Lit
5. Silva & Grimes
6. SHT MTN
7. Stilettos
8. Lucky
9. P.I.G.S.
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