Ian King

Panic Grass & Fever Few

2010 (Fledg'ling) | world music, folk

World music, ovvero il patrimonio sonoro e culturale dei popoli, una fonte inesauribile di ritmi e armonie che hanno stimolato la generazione della new wave e contagiato i protagonisti del rock più classico che hanno attraversato, senza scottarsi, il fuoco che ha divorato i dinosauri del rock.
World music è anche il folk tradizionale inglese, la sua collocazione fuori dalle mura della musica etnica è frutto di un errore storico che ha concentrato l’attenzione sulle band di folk-rock allineando i suoi protagonisti (Fairport Convention, Pentangle, etc…) alla scena rock, confinando la cultura più strettamente folk ad appannaggio di pochi appassionati.

L’esordio di Ian King “Panic Grass & Fever Few” è pura world music, una rilettura del patrimonio folk rielaborato attraverso contaminazioni elettroniche ed etniche apparentemente aliene ma perfettamente cucite dal maestro dei suoni Adrian Sherwood.
La forza armonica del patrimonio storico inglese ha retto con dignità ogni tentativo di rilettura stilistica, le pulsioni elettroniche degli Imagined Village, le stranianti soluzioni vocali dei Mouth Music o l’enfasi da big band dei Bellowhead hanno dimostrato che un altro folk è possibile.

Abile chitarrista e suonatore di banjo, Ian King possiede anche un caldo timbro vocale che amministra il variegato insieme di fonti etniche e la ricca strumentazione tradizionale ed elettronica. “Adieu To Old England” apre l’album con la stessa forza rivoluzionaria che fece di “Signin Off” degli Ub40 uno dei capolavori del reggae-dub, “Panic grass & Fever Few” è folk-dub con intriganti soluzioni elettroniche e un mix di sonorità ambiziose e originali che coinvolgono una ricca sezione fiati rifuggendo dalla classica strumentazione folk acustica.
L'album alterna traditional e canzoni originali, tra assoli imprevisti di flauto che spezzano l’incanto ritmico della nota “Death & The Lady” o mesmeriche combinazioni armoniche che rasentano l’eros sonoro in “Black Eyed Susan”.
Un folk tribale, quello orchestrato da Sherwood e King, un suono impetuoso, sferzante e travolgente, una musica che riconquista la sua credibilità culturale, sfuggendo alla rilettura intellettuale degli ultimi anni, ricollocando il folk al centro della realtà quotidiana.

In un contesto multietnico come quello britannico è naturale che la parola folk accolga suggestioni sonore arabe, caraibiche, africane, asiatiche, che già mostravano strane attitudini alla commistione con la musica celtica (Afro Celt Sound System, Martyn Bennett, etc…). Da questo contesto Ian King realizza un mix culturale che non conosce eguali: riletture vibranti della tradizione inglese (“Four Loom Weaver”), scampoli di blues nella sua composizione (“By George”), evocativi madrigali del sedicesimo secolo (“Evil Eye”), profumo d’Oriente e d’Arabia nella già citata “Black Eyed Susan” e purtroppo anche una piccola caduta di tono nella leziosa “Flash Company”.
Toni più riflessivi sottolineano la seconda parte dell’album: la morbida “Ah Robin, Gentle Robin” e l’evocativa “Isle Of France” conservano lo spirito multietnico, mentre la tensione ritmica non cede alla flessuosità melodica delle delizie vocali femminili che stemperano il tono possente di Ian King, protagonista della splendida “The Old Miner”, un brano per voce e coro che applica la forza mesmerica del dub al folk ancestrale e aggiunge fascino a un raro esempio di folk in progress

(08/12/2010)

  • Tracklist
  1. Adieu To Old England
  2. Death & The Lady
  3. Black Eyed Susan
  4. Evil Eye
  5. Four Loom Weaver
  6. By George
  7. Flash Company
  8. Ah Robin, Gentle Robin
  9. Take,O Take Those Lips
  10. How Should I Your True Love Know?
  11. Isle Of France
  12. Old Miner
  13. Jovial Broom Man
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