JUNKBOY - Koyo

2010 (Enraptured)
alt-pop, folk, post-pop

Smentendo un antico adagio anglosassone, a volte non è sbagliato giudicare un libro dalla sua copertina. La stessa cosa può valere, naturalmente, con la copertina di un album. È il caso di “Koyo”, quarto lavoro in studio degli inglesi Junkboy: un acquerello appena abbozzato, su sfondo bianco, raffigurante una solitaria altalena circondata da foglie verdi e rosse, quelle che sono portate dal vento l’autunno, e una scritta discreta. A ciò si aggiunga che il titolo dell’album, “Koyo” appunto, è un termine giapponese che indica (per quanto la traduzione possa essere approssimativa) una delicata luce solare. Non serve molto altro, così, per delineare l’immaginario e le tematiche che fanno da cornice a questa nuova prova dell’originale quanto misconosciuta band anglosassone.

Formatisi a Southend-on-Sea, nell’Essex, alla fine degli anni Novanta, ma presto spostatisi a Brighton, i Junkboy, composti dai fratelli Mik and Richard Hanscomb e da Ryan Oliver, coadiuvati in studio da un sempre crescente numero di musicisti, avevano, finora, prodotto tre album caratterizzati da un folk psichedelico vagamente progressivo, fortemente virato verso lo sperimentalismo post-rock e corroborato da un agile uso dell’elettronica. Tali scelte stilistiche, privilegiando l’estro alla melodia e la ricercatezza all’immediatezza, hanno reso il suono della band molto personale e originale, ma non sempre del tutto a fuoco.

Il nuovo lavoro, al contrario, segna un drastico avvicinamento dei Junkboy al pop di matrice americana e al folk inglese più tradizionale, risultando, pertanto, ben più accessibile e diretto. Soprattutto nella sua prima parte, “Koyo” si palesa delicato e autunnale, con brani di impatto immediato e melodie, dipinte in tonalità pastello, subito riconoscibili, che emanano sentori di caldarroste e terra umida.

Sarebbe un errore, tuttavia, pensare a questo album come l’ennesimo esempio di folk blandamente diafano, con chitarre timide e voci suadenti. Mick e Richard Hanscomb (quest’ultimo molto vicino al Wilkommen Collective, le cui influenze in “Koyo” sono piuttosto evidenti), hanno piuttosto preferito rendere etereo e delicato il loro sound non agendo per sottrazione, come spesso accade in questi casi, ma sovrapponendo strumenti e stili. Ne risulta un suono corposo, ma mai ridondante, rarefatto e raffinato ma non impalpabile, grazie soprattutto alla maestria e all’estrema misura degli arrangiamenti e a una produzione che ha privilegiato la strumentazione organica rispetto a quella elettronica. Sorprendentemente, così, il riferimento più prossimo, oltre al già citato Wilkommen Collective (Leisure Society, Climbers…), risulta essere il suono di Canterbury, seppur ridotto all’osso, prosciugato dai barocchismi e condito con vocalità sognanti e aggraziate.

La varietà degli strumenti usati, poi, regala alle singole composizioni personalità e riconoscibilità. Ne sono un esempio solare gli archi nel pastorale intro strumentale “Firth”, il flauto che impreziosisce il ritornello di “Home”, o ancora la seducente tromba che anima il sontuoso singolo “Friends (Part 2)” e le cristalline tessiture per voce maschile e femminile, che si rincorrono nella elegiaca “Pieces In The Sky”. Così come particolarmente distintiva risulta la chitarra distorta che nella parte finale di “Present” – delizia cantata interamente in giapponese – devia l’andamento del brano che, da placido e sussurrato, si fa, improvvisamente, straniante. Unici evidenti rimandi al suono sperimentale del passato rimangono i due strumentali posti al centro e in chiusura di programma (“Dr. Rendezvous” e “Tones X”) che, non a caso, non convincono pienamente, affastellando suoni e idee senza la sobrietà e la linearità delle altre composizioni.

Senza dubbio, comunque, i fratelli Hanscomb e il loro collettivo di musicisti sono riusciti, con “Koyo”, a creare un fragile e aggraziato compendio di musica pop, un po’ demodé e probabilmente così sofisticato e forbito, così poco rumoroso e appariscente, da correre il rischio di passare, in maniera assolutamente ingiusta, quasi inosservato.

14/11/2010

Tracklist

  1. 1. Firth
  2. 2. Home
  3. 3. Friends (Part 2)
  4. 4. Function Of The Sun
  5. 5. Pieces In The Sky
  6. 6. Dr. Rendezvous
  7. 7. Present
  8. 8. Stendhal Syndrome
  9. 9. Ghosts
  10. 10. On the Shore
  11. 11. Let The Light In
  12. 12. Tones X

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