Brutto, sporco e cattivo: così Roald Dahl descrive Mr. Twit, il protagonista di uno dei suoi celebri libri per bambini, “The Twits”. È proprio con il nome di quel losco figuro che Greg Dunn, songwriter e pittore di stanza a Philadelphia, ha deciso di battezzare la propria band: una sorta di orchestrina balcanica trapiantata nel Nuovo Mondo, che con “Fathoms Deep” giunge a siglare il secondo capitolo dopo “International Rock And Roll”, risalente al 2005.
Come se sbucasse da un film di Kusturica, l’invocazione di “Sickly Friar” apre subito il sipario con un sapore folk nel segno di Beirut e Devotchka. Tra violini tzigani (“Brave And The Bold”), scampoli di ragtime (“Ventura Rag”) e fiati dall’enfasi orchestrale (“Carpathia”), il leitmotiv della musica di Mr. Twit sembra essere la declinazione in chiave pop dell’eco di vecchie danze popolari. Alla fine, gli occhi si alzano verso il cielo stellato, in cerca della Via Lattea. E sul quieto distendersi di “Spiral Galaxy”, milioni di anni luce acquistano senso nello sguardo di un istante: “Though we never knew it, it waits patiently for our eyes to see”.
15/09/2010