Strana gente, quella di New Orleans. Solo chi ci vive riesce a comprendere fino in fondo che cosa significhi la musica per i suoi abitanti. Anche dopo aver perso ogni cosa, sono capaci di indossare uno sgargiante costume del Mardi Gras e andare a raccogliere i pochi amici ancora rimasti tra le case abbandonate per ricominciare a suonare insieme, proprio come racconta David Simon nella sua nuova serie televisiva “Treme”.
Se provate a chiedere al songwriter di New Orleans Steve Eck qualcosa a proposito della vita dopo Katrina, si nasconderà dietro una scrollata di spalle: “All’inizio è stata dura, poi si va avanti”. Ma se gli domandate che cosa ama di più di New Orleans, non avrà un istante di esitazione: “La musica. Non puoi sfuggirle e non c’è ragione per farlo”. La sua, di musica, non ha nulla a che vedere con l’immagine da cartolina della “Big Easy”: sembra piuttosto voler far trapelare il lato più oscuro e notturno della città.
“Drag It Out, Burn It Down” è un disco di ombre e squarci, di cuori che non vogliono rinunciare a desiderare. A partire dal coro spiritato di “Boll Weevils”, i contorni restano volutamente ruvidi e sgranati. Su uno scheletro di banjo, il timbro cavernoso e veemente di Eck vibra di un impeto non lontano da quello dell’ultimo Elvis Perkins, sostenuto dal robusto apporto dei Midnight Still (Marc Laporte al contrabbasso, Justin Vittitow alla batteria e Adam Walzer alla chitarra e al banjo). E il canto dei coleotteri tra le piantagioni di cotone (i boll weevils raccontati dai vecchi bluesmen del Delta) diventa il segno di una ferita aperta: “I’m just sick of it all/ I got no place to call home/ And I’m scared of myself”.
“È difficile suonare tranquilla musica acustica in un rumoroso bar di New Orleans al sabato sera senza diventare un sottofondo e passare in qualche modo inosservati”. Ecco perché Eck, dopo un esordio solista dalle tinte più marcatamente cantautorali (“Syrup Song”), ha deciso di mettere in piedi una band vera e propria ed andare a registrare il suo nuovo disco a casa del fido compare Adam Walzer, suonando dal vivo per far diventare anche i suoni della stanza parte integrante della musica. Così, il folk nuziale della primitiva versione di “Friends And Family” (originariamente inclusa in “Syrup Song”) si veste di un inedito spessore, giungendo ad assumere i tratti di un Nick Cave apocrifo tra spire di organo e chitarra elettrica.
La voce di Eck acquista profondità nell’atmosfera fumosa di “Drag It Out”, con la complicità del clarinetto e degli sparsi rintocchi che accompagnano il passo legnoso della chitarra. Tra il ritmo spezzato delle percussioni di “For Keeps” e i bordi squadrati di “Shit Done Changed”, il percorso di “Drag It Out, Burn It Down” affonda sempre più nelle pieghe dell’animo.
Il gospel ebbro e viscerale di “Just Let Us Rest” porta impresso il marchio di una domanda su cui sembra gravare tutto il peso dell’esistenza: “Screaming out love/ And whispering hate/ And wondering when Jesus would just let us rest/ Just for one night/ Lord for one night”. Poi, da una nube di elettricità ecco profilarsi uno spiritual distorto, che prende lentamente forma sul solenne incedere di “From The Gutters To The Stars Above”.
La vita è una valle oscura: puoi scoprirti capace di voltare le spalle al tuo migliore amico, puoi vedere i tuoi peccati messi a nudo di fronte al mondo. Eppure, puoi arrivare alla fine del cammino senza soccombere al male: “Yea though I may walk/ Yea though I may shuffle/ Through the valley of death/ I will fear no evil”, annuncia il caracollare appalachiano di “Yea Though”, parafrasando le parole dei Salmi.
È l’unico brano dell’album a non portare la firma di Eck: l’ha scritto Casey Meehan, amico sin dai tempi della scuola e a sua volta brillante songwriter sotto il nome di Jitney. “Siamo stati insieme in un sacco di band, abbiamo svuotato un bel po’ di bottiglie”, racconta Eck. “Casey è una delle mie più grandi influenze”. Proprio come l’ultima fatica di Meehan (“86-300”), anche “Drag It Out, Burn It Down” e “Syrup Song” si possono scaricare gratuitamente tramite Rock Proper, prezioso sito di distribuzione musicale online su licenza Creative Commons: un motivo in più per non lasciarsi sfuggire l’occasione di affrontare il viaggio in compagnia di Steve Eck attraverso la notte di New Orleans.
26/05/2010