We Love

We Love

2010 (Bpitch Control) | club pop

La Bpitch Control di Ellen Allien colpisce ancora. Stavolta lo fa producendo l'album d'esordio del duo We Love, dal titolo omonimo. Un disco che rappresenta un tentativo, tutto sommato abbastanza riuscito, di esplorare, se non conquistare - impresa oggi difficile per le sempre più affannate major, figuriamoci le etichette minori - mercati differenti. Sì, perché "We Love" non è un disco dance. O meglio, non solo. Diciamo che siamo dalle parti del migliore pop elettronico, melodico quanto basta per risultare accattivante già dal primo ascolto, ma anche ben suonato, ben cantato - finalmente! - e curato a livello quasi maniacale nei suoni. Un altro segnale che rivela il target del disco è la lunghezza dei brani, decisamente radiofonica.

 

La coppia di artisti - Giorgia Angiuli e Piero Fragola - viene da casa nostra, e ancora una volta si direbbe confermata la massima immortale del nemo propheta in patria, come accaduto anche a Rodolfo Montuoro o addirittura al primo Raf: sembra proprio che per gli artisti italiani l'unica strada percorribile siano le etichette straniere. A meno di non rassegnarsi alla discutibile e - ahinoi - non sempre artistica trafila dei talent-show...

 

Entrando nel dettaglio dei brani, "Shapes" presenta sonorità e atmosfere un po' alla Depeche Mode prima maniera: electro-dance molto divertente e piacevole, a mio avviso il pezzo migliore del cd. "White March" sfoggia un gran gioco di basso e un tema piacevolmente ossessivo, con echi sinistri che non guastano affatto. Una ritmica elegante e atmosfere cupe per un brano breve, tutto giocato sulle tastiere, con qualche eco dei primi Ultravox, impreziosiscono invece "Cruise Control". "Hide Me" è un bell'esempio delle doti vocali del duo: bei cori, con tanto di controcanto, è un bel momento pop, screziato di sonorità elettroniche. "Even If" è una bella concessione alla dance, con un robusto basso utilizzato in chiave solistica. Melodia anche qui, con un interessante approccio da parte delle voci femminili, tra echi dei Telefon Tel Aviv e piacevolezze notturne. Interessante la sterzata rappresentata da "Underwater", dai suoni graffianti, con una chitarra filtrata che fa molto anni 70. Dopo la parentesi più ritmata e chitarristica di No train - davvero molto trascinante -  arriviamo a "Our Shapes", il brano più piacevolmente eighties, da ascoltare ad alto volume e con la funzione repeat rigorosamente su on. Conclude l'album "White March", di stampo minimalista, quasi interamente strumentale.

(20/10/2010)

  • Tracklist
  1. Ice Lips
  2. Don't Cross
  3. Cruise Control
  4. Hide Me
  5. Even If
  6. Underwater
  7. No Train No Plane
  8. Our Shapes
  9. Escape Destination
  10. White March
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