23 Trublion 23

Chants et Danses au Temps de Graffen Walder

2011 (Le Cluricaun) | neofolk, industrial

I 23 Trublion 23 arrivano al loro terzo full-length con questa gemma di neofolk psichedelico, profondamente influenzato da sonorità e tematiche medievali e contaminato da un abrasivo industrial vecchio stile.
Per chi non li conoscesse, questi allegri hippy francesi sono un gruppo strettamente legato a Gaë Bolg, di cui Trublion 23 fa parte in qualità di percussionista e "batterista pazzo". E proprio Eric Roger, ossia il geniale e talentuoso musicista che si nasconde dietro a Gaë Bolg, prende parte attiva a questo lavoro, insieme a una nutrita schiera di compagni di viaggio, che celebrano tutti insieme le gesta di Graffen Walder, margravio di Walderland nel Sacro Romano Impero vissuto nel XIV secolo, e le avventure più o meno serie che la gente viveva in quelle terre in quel periodo travagliato: la goliardia la fa da padrone nei testi e nella copertina, con il tipico stile che contraddistingue le performance dal vivo di questo gruppo, che annaffia le sue serate con abbondanti libagioni di alcol.

Ma tutto ciò non deve assolutamente fuorviare chi non avesse mai avuto la possibilità di ascoltare questa band: come da loro stessi evidenziato, le loro influenze oscillano tra i Malicorne, gruppo folk francese anni 70, e i Whitehouse, storico gruppo industriale, che per primo ha introdotto il termine "power electronics", realtà apparentemente inconciliabili che invece trovano una forma convincente (più i primi dei secondi in verità) in questo lavoro.
Il livello compositivo e tecnico è infatti molto elevato ed estremamente originale, quasi un genere a sé stante, folk psichedelico per quasi tutto l'album con episodi visionari come ne "La ballade des enculés" (il titolo si commenta da solo) e harsh-industrial come in "Lebentanz", che rivelano il passato di Trublion nella band industriale Moensch Machine.

Le ballate folk che si susseguono hanno toni alcune volte trionfali, come "La Ballade de Fanette et Fanou", altre meravigliosamente malinconici, con la tromba di Roger che irrompe ad aumentare il feeling apocalittico in pieno stile Death In June di "The World That Summer", come in "Dedans La Forêt" o in "Le Canard et le Ménisque de Saint-Eustache": Eric ha infatti metabolizzato queste influenze suonando in passato con i Sol Invictus di Tony Wakeford, co-fondatore appunto dei Death In June, prima di rompere definitivamente pare per divergenze ideologiche, ma questo probabilmente non lo sapremo mai con certezza.

Abbiamo quindi un vero e proprio bardo che si è ritrovato negli eccessi degli anni 70, quasi sbalzato avanti e indietro nel tempo dopo aver assorbito il rumorismo industriale più estremo degli anni 90: la realtà supera le fantasie più sfrenate.

(30/09/2011)

  • Tracklist
  1. La Balade de Fanette et Fanou
  2. Le Seigneur des Mouches 
  3. L'oiseau de malheur
  4. La ballade des enculés
  5. Le sorcier des bois du Ponant
  6. Dedans la forêt
  7. Frémissements quotidiens
  8. Le retour du chevalier Beaumont dit "Beaumont le Fidèle"
  9. Lebentanz
  10. Que sont mes bouffons devenus ?
  11. Le canard et le ménisque de Saint-Eustache
  12. L'oiseau de malheur (deuxième partie)
  13. -
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