Brian Wheat

Looking Alive

2011 (Half Little Hood) | songwriter, folk-pop

Risvegliarsi e rendersi improvvisamente conto di esistere. Le menzogne di ieri lontane come un brutto sogno, un nuovo giorno che si affaccia alla finestra. Forse è questo che significa essere vivi.
"Looking Alive": così si intitola il secondo album di Brian Wheat. A quattro anni di distanza dall'esordio, "Where You Have Been", il songwriter di Buffalo appare più vivo che mai. Pronto a nuove sfide, desideroso di cambiamenti. Anche quando significa dover ricominciare a imparare.

Dove prima dominavano polverosi paesaggi rustici, ora i toni si alleviano in cerca di una sorta di classicismo folk-pop, da qualche parte tra M. Ward e Sondre Lerche. Anche se le canzoni non riescono sempre a farsi strada con la stessa forza di quelle di "Where You Have Been", la dedizione di Wheat arricchisce la trama di dettagli. "Avevo deciso di creare un album capace di levitare un po' più del precedente", spiega Wheat. "Nello stesso tempo, anche la mia prospettiva di vita è cambiata e credo che tutto questo si senta nel nuovo disco".
Così, le spezie country-folk dell'iniziale "A Stone" lasciano subito il posto alla sognante svagatezza di "Perfect Disguise". I brani chiedono più spazio, cercano ricami di chitarra elettrica e arrangiamenti rotondi. "Ho integrato nuovi strumenti per creare qualcosa di più articolato", conferma Wheat. Ecco allora il bordone d'organo della title track, gli archi di "Perfect Disguise", i fiati di "Shine On". A tratti, però, la calligrafia finisce per prevalere sull'espressività. E mentre "Lovers Shouldn't Waste Their Time" diffonde i suoi romantici profumi di frontiera, la sorridente eleganza di "When We Awoke" assume l'aroma del Paul Simon anni Settanta.

Sono canzoni dalla lunga storia, quelle di "Looking Alive", nate durante il tour di "Where You Have Been" e cresciute lentamente, nel tempo ritagliato rispetto all'attività di insegnante di scienze forensi e biologia di Wheat. Canzoni la cui veste deve molto al contributo di Marty Peters, al fianco di Wheat nella produzione del disco: "Marty ha registrato bluegrass per venticinque anni e la sua energia e filosofia sono eccezionali. Mi ha insegnato un bel po' di quella che secondo me è la cosa più importante: musica di qualità fatta alla vecchia maniera. Avevamo la stessa visione: creare un disco da ascoltare nel suo insieme, capace di superare sia il test dello stereo che quello dell'iPod".
L'attenzione ai particolari non fa venir meno la spontaneità, come testimonia la spigliatezza di "Late Night Stroll": "Volevo mantenere la natura organica e fluida del disco precedente", aggiunge ancora Wheat, "così ho registrato la maggior parte dei brani dal vivo. In molti casi abbiamo tenuto le prime take, perché erano quelle con più energia".

Un clima estivo e disteso percorre i brani dell'album. Del resto, a volte è proprio quando si smette di affannarsi che le cose si rivelano in tutta la loro semplicità, come nella luminosità rinfrancante di "Rivers Of Gold (Genesee Woman)": "You gotta spend some time alone with the woman you love / You gotta spend some time alone with the Lord up above / You gotta spend some time wanderin' around / Down in the rivers of gold".
Al termine della strada c'è una vecchia conoscenza ad attenderci: si tratta di "Lonely Life", il brano che alla fine del 2009 Wheat aveva offerto in anteprima al primo volume del progetto OndaDrops. "È una canzone molto speciale per me. Sono felice di essere riuscito a catturare la sua essenza. Non è una rock opera (o forse sì), ma segue una storia, fluisce e scorre come le nostre vite. Per questo l'ho messa in conclusione del disco: è un'onesta somma di emozioni". Una definizione perfetta per la musica di Wheat.

(09/09/2011)

  • Tracklist
  1. A Stone
  2. Perfect Disguise
  3. Looking Alive
  4. Shine On
  5. Late Night Stroll
  6. When We Awoke
  7. The War Never Made It Here
  8. Rivers of Gold (Genesee Woman)
  9. Lovers Shouldn't Waste Their Time
  10. Lonely Life
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