Bruce Lamont

Feral Songs For The Epic Decline

2011 (At a Loss Recordings) | experimental-rock, dark ambient-jazz, apocalyptic-folk

Polistrumentista e leader degli Yakuza, Bruce Lamont esordisce in solitaria con questo disco affascinante e mai banale.
"Feral Songs For The Epic Decline" (che raccoglie brani composti nel 2007 e nel 2010) ha nella trasversalità e in una scrittura al di sopra della media i suoi punti di forza. Del resto, l'idea del musicista chicagoano è sempre stata quella di creare una musica capace di varcare con assoluta nonchalance i pur labili confini che ancora (?) separano i generi.

Eccolo, dunque, alle prese con un sound oscuro, verrebbe da dire quasi esoterico, sintesi di folk apocalittico, dark-ambient, rigurgiti jazz, declivi orientaleggianti, kraut-rock e finanche un pizzico di metal. Con una voce che ricorda molto da vicino quella di Eddie Vedder, in apertura Bruce affronta la desolata marcia funebre di "One Who Stands On The Earth" con piglio desolato ma austero, lasciando prima spazio a una struggente melodia di sax, poi a un tribalismo sciamanico circondato da aspre colluttazioni di ruvidissima elettronica siderale. L'angosciata ipnosi cinematica di "The Epic Decline" aggiunge al calderone un declamare oltremondano, aurore fiatistiche e acide bollicine di pianoforte che trasfigurano la partitura in una minacciosa melma "ambientale". Dal canto suo, il folk apocalittico di "Year Without Summer" va spegnendosi lentamente in un riecheggiare ombroso, "nero" come la pece.

L'anima di Lamont è tutta qui dentro: straziata, inquieta, incredula dinanzi all'evanescenza delle speranze. Il declino delle quali passa attraverso queste "canzoni ferali", funeste come la profezia di un Dio annichilito. Prima, quindi, che la malinconia senza fine del folk-rock circolare di "2 Then The 3" incornici l'opera, consegnandola al pantheon delle migliori dell'anno, altri dispacci tenebrosi giungono ad assediare il cuore: il ronzio diabolico di "The Book Of The Low" (che, addirittura, ricorda, nel mefistofelico e dissonante suono delle chitarre, le orrende evoluzioni di Horror Illogium e Aphotic Mote dei Portal!), le aeree e notturne evoluzioni del sax di "Disgruntled Employer" (incastonate dentro un bordone simil-raga e attirate in un gioco di loop stratificati, tonfi sparsi e vocalismi in diffrazione) e, per finire, le improvvise mitragliate metalliche che squarciano la meditazione di "Deconstructing Self Destruction".
Non mancate all'appuntamento!

(27/02/2011)

  • Tracklist
1. One Who Stands On The Earth
2. The Epic Decline
3. Year Without Summer
4. The Book Of The Law
5. Disgruntled Employer
6. Deconstructing Self Destruction
7. 2 Then The 3
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