Bunny

Future, Past, The Sea

2011 (Self Released) | chamber-folk

Bisognerebbe farsi un giro in Tasmania, per comprendere il mistero che inquieta i diversi artisti della zona. "L'isola dell'ispirazione", così viene pubblicizzata, eppure pare che in quella landa agli antipodi vi sia ben altro che i numerosi ettari di vegetazione incontaminata a indurre sogni e poesia nei suoi abitanti più ricettivi. Fantasmi dell'era pre-coloniale, anfratti nella memoria collettiva che hanno generato, così come in tutte le isole, una fauna musicale peculiare, una stravagante deviazione dalle manifestazioni naturali che si trovano sulla terraferma.
I Bunny sono una delle ultime band a presentarsi sulla scena di Hobart, con un Ep autoprodotto che, con tutta probabilità, attirerà loro l'attenzione necessaria a porre le basi di un progetto di lungo termine.

La capitale dell'isola a sud-est dell'Australia porterà alla mente il languore del sogno noir della più grande band del luogo, i Paradise Motel, coi quali i Bunny condividono non solo la declinazione in senso più oscuro di trame ossessive, tra lo slow-core e il chamber-folk ("Ipso Facto", "Tortoise And The Hare", "Metaphysical Hook"), ma anche lo stile della cantante Maria McDermott, benché non dotata dell'accentuata, disturbante apatia vocale di Merida Sussex, bensì di un'interpretazione ben più teatrale ed emotiva.
Rispetto alla musica dei compatrioti, i Bunny mettono in mostra non solo suggestioni decadenti, ma anche una dolcezza cameristica che riecheggia i Lullaby For The Working Class ("Submarinian"), con carezze folk quali "Oyster", dalla freschezza melodica di un Tallest Man On Earth, coniugato col gusto amorevole di una Shannon Stephens.

Storie di mare e di naufragi che prendono vita in "Future, Past, The Sea", un mare che cattura uomini vivi, li purifica dai peccati e li restituisce, riappacificati e morti: "Submarinian/ the tide is pulling you under/ submarinian/ whoever says sweet dreams/ knows it's a rare thing".

La musica dei Bunny, con la sua poesia che lentamente si insinua nella mente - ad esempio nella progressione d'archi "metafisica" di "Metaphysical Hook" -, sa ricomporre e tradurre e rappresentare la Tasmania e i suoi misteri, o almeno darne la sensazione, riproducendo canti di sirene e gli ululati notturni delle foreste. Ed è solo l'inizio.

(05/08/2011)

  • Tracklist
1. Submarinian
2. Oyster
3. Ipso Facto
4. Metaphysical Hook
5. Night's Mutterings
6. Tortoise And The Hare
7. Buffalo
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