Quando si sceglie come produttore Jim Barber (Hole, Ryan Adams) e ci si presenta con una doppietta iniziale come "Knife Fight" (sembrano gli Arcade Fire che suonano country-FM) e "Thrown In The Universe" (i Duran Duran con le camicie di flanella), bisogna fare uno sforzo tantrico di dissociazione e tenersi forte. Basta qualche minuto per apprezzare un disco, questo "Heavy Sugar", decisamente radiofonico e, tutto sommato, gradevole. Astenersi, quindi, da giudizi sommari e, invece, cercare di guardare con occhio per quanto possibile lucido, vigile, questa commistione, ormai allo stadio finale, tra mainstream e mondo indipendente. Se si sta attenti, si possono trovare delle sorprese, come i Fleetwood Mac che si improvvisano in una melodia à-la Take That in "Heart Of Junk". Per molti versi, questi Calhoun, quintetto texano, al terzo disco, sono la spalla ideale degli ultimi Band Of Horses, con un occhio alle radici (la tradizione) e uno alle foglie (il successo), belle ma pronte ad avvizzire e schiantarsi.
Ci piacciono di più, in realtà, quando sono sfacciati, come nei brani già citati, che quando giocano un po' a nascondino strizzando l'occhio al pubblico alternativo (ancora gli Arcade Fire, ma in una versione sbiadita di se stessi, in "Indian Melody").
10/02/2011