Eco98

Salvati

2011 (Frequenze) | alt-rock

Un altro esordio milanese degno di nota. Il capoluogo lombardo ci sta abituando a un livello egregio di nuove uscite discografiche. Il suo sottosuolo negli ultimi anni pullula di realtà che covano nelle cantine, negli spazi autogestiti, nei pochi locali realmente alternativi, nelle situazioni volutamente non allineate. Chi è cresciuto all'ombra del gigante Afterhours, succhiandone tutto il possibile, ora inizia a dire la propria, ispirandosi anche a band di culto più recenti (Ministri), o che stanno per esplodere definitivamente (Grenouille). A breve distanza dagli Albedo, oggi tocca a un'altra formazione meneghina che si sintonizza più o meno sulle medesime frequenze musicali.


Gli Eco98 sono Fabio Galvagno (voce e chitarre), Alessandro Denti (Chitarre e sinth), Marco Crippa (Basso) e Giuseppe Gagliardi (batteria), arrivano da Monza e presentano un energetico rock basato sulle chitarre, ma non privo di ben congegnate aperture melodiche. I testi parlano di disagio urbano, disincanto, smarrimento ("A volte non so / dove vado"), impossibilità di cambiare le cose, con Milano sempre al centro della grigia situazione ("mi vesto di nero per attirare il sole / mentre passeggio d'inverno per il mio strato urbano", così cantano in "Strato urbano"). Gli Eco98 propongono di fuggire dai ritmi attanaglianti della metropoli per "restare appesi a un grappolo di vita", opinione comune a tutti coloro che si sentono "più o meno milanesi". "Le cose non esistono / esiste solo ciò che rappresentano", così declamano nella bella title track, arricchita da una coda strumentale imperiosa. L'invito al "si salvi chi può", imposto come un vero e proprio imperativo, riassume perfettamente la poetica di Fabio Galvagno, autore di tutte le liriche, il quale ci tiene a esternare la sensazione di immobilismo che permea le nostre giornate ("Settimane, mesi anni / senza fare e disfare / solo fermo a pensare"), un immobilismo sovente vissuto come fosse una malattia terminale ("so che morirò / ma non so se guarirò / sono depresso").


Sarebbe interessante aprire un contraddittorio con la visione della "provincia cronica" così ben descritta nelle canzoni dei Baustelle: chi arriva da una piccola cittadina continua a vedere Milano come un'oasi, considerandola come una specie di ancora di salvezza. Magari approfondiremo la questione in separata sede, per ora ci gustiamo il lavoro di questi quattro musicisti (sono insieme dal 2000) che prima di "Salvati" (distribuito da Venus) aveva già fruttato un paio di Ep e un'intensa attività live, in grado di portarli ad aprire alcune date per Baustelle, One Dimensional Man, Marta sui Tubi e Moltheni. Gli Eco98 oggi dimostrano una personalità già ben delineata, straripante soprattutto nei momenti più sonici del disco (come nel caso della parte conclusiva di "Mantra") o in quelli nei quali si gioca con maestria tra diversi climax atmosferici ("Nanana"). C'è ancora da lavorare, questo è indubbio, e i margini di crescita sono notevolissimi, ma chi di voi non ci metterebbe la firma per siglare un esordio così brillante?

(15/04/2011)

  • Tracklist
  1. Salvati
  2. Settimane mesi anni
  3. Strato urbano
  4. Apri la porta
  5. E' buono
  6. Più che di che
  7. A volte non so dove vado
  8. Mantra
  9. Non so se
  10. Nanana 
  11. Funziona 
  12. Più o meno milanese
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