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Elektro Diskow

2011 (Emi Gold) | synth-pop, new wave

"I am a DJ, I am what I play"
(David Bowie)

C'era una volta l'electro-pop, fatto di idee originali, di muri da abbattere, dei primi futuristici campionatori (dal Ned Synclavier all'altrettanto leggendario Fairlight CMI, sfruttato al massimo delle sue potenzialità dagli Art Of Noise), dei club passati alla storia come il Blitz e il Paradise Garage, di mode stravaganti, delle indimenticate "Night Versions" dei Duran Duran, delle sperimentazioni figlie tanto del Giorgio Moroder più audace quanto di "I Feel Love" di Donna Summer, dei Kraftwerk e del Bowie berlinese. Una scena che si può definire senza indugi "seminale", visto il proliferare di tributi, di artisti e band che oggi riscoprono i sintetizzatori vintage e fanno entrare, spesso con successo, l'elettronica nel proprio menù - si va dai Saint Etienne agli ultimi Yeah Yeah Yeahs, passando per Fred Ball (Pleasure), gli stilosi remix dell'americano Chris Glover (Penguin Prison) e, the last but not the least, Washed Out.
Un fenomeno che ha visto coinvolte entrambe le sponde dell'Atlantico, grazie all'inventiva di geniali Dj e coraggiosi produttori musicali come Daniel Miller, ovvero la mente della storica Mute Records, e l'altrettanto visionario Stevo della Some Bizarre. Di Martin Rushent (che purtroppo ci ha lasciati), che fu il primo a realizzare un remix album con gli Human League all'apice del loro successo. Di Arthur Baker (che di recente ha rielaborato "Wonderful Life" degli Hurts) e del suo sound inimitabile, ma anche dei primi vagiti di quella che sarebbe diventata, nella seconda metà degli anni 80, la "Balearic House".

"Elektro Diskow" è una compilation generosa, pubblicata dalla Emi e nata dalla mente del  discografico inglese Stuart Paterson che, per l'occasione, è andato a ripescare dagli archivi della major un discreto numero di gemme dimenticate. Il grande successo dei suoi dj set, poi, ha dato il "la" definitivo all'iniziativa - che non si esaurisce con il doppio cd, ma che comprende anche un sito web ricco di memorabilia, di interviste esclusive e aneddoti di ogni genere che spiegano le scelte effettuate. Certo, non è la prima volta che qualcuno si mette in testa di realizzare un'antologia così ambiziosa e verrebbe facile fare subito la lista delle assenze più clamorose e delle presenze più bizzarre, ma vale la pena soffermarsi su cosa effettivamente c'è.
Non si poteva non partire dalla canzone che ha ispirato il titolo della compilation, "Moskow Diskow" dei Telex - qui presente in una versione riversata in digitale per la prima volta, che fa da ponte tra il suono più tipicamente moroderiano di "From Here To Eternity" (ma anche di "Beat The Clock") e quello dei Kraftwerk di "Trans Europe Express" e della "Pocket Calculator" che sarebbe presto arrivata. Difficile catalogare nell'electro-disco "Angel Eyes" dei Roxy Music - brano pur ballatissimo ai tempi nel remix 12" qui offerto (e che sarà contenuto anche in un imminente e imponente cofanetto che promette di raccogliere tutte le registrazioni in studio della band inglese) - che è però un esperimento riuscito di un gruppo salito sul vagone della disco music facendolo a modo proprio, senza abusare di soluzioni trite e ritrite e soprattutto senza perdere la propria identità e credibilità. Non manca neppure uno degli epigoni più brillanti di Bryan Ferry, David Sylvian con i suoi Japan, anche se "Methods Of Dance" o "Life In Tokyo" sarebbero state scelte più coerenti e indovinate.

Daniel Miller in persona è presente in "Elektro Diskow" con tre diversi progetti: c'è The Normal con "Warm Leatherette", la primissima emissione della sua Mute Records ripresa con successo anche da Grace Jones subito dopo, ma anche "State Of Shock (Part 2)" - brano strumentale tratto dall'unico album dei Silicon Teens, intitolato "Music For Parties" - e una sua fugace collaborazione con due membri dei Wire, Graham Lewis e Bruce Gilbert, sotto le spoglie dei Duet Emmo.
Dalla scuderia di Miller provengono anche nomi come quello degli Yazoo, qui presenti con una lunga versione dub di "Situation" basata sul conosciutissimo (e più volte campionato negli ultimi anni) remix di François Kevorkian incluso nell'edizione americana dell'album "Upstairs At Eric's", e il sottovalutato Fad Gadget, dal cui repertorio sono state estratte ben due canzoni piuttosto diverse tra loro. "King Of The Flies" aveva fatto la sua prima apparizione (in tandem con "I Sometimes Wish I Was Dead" dei Depeche Mode!) su un 45 giri allegato a Flexipop, mentre l'intrigante "Collapsing New People" (registrata con gli Einsturzende Neubauten) porta alle estreme conseguenze le sperimentazioni di "Construction Time Again" della più celebre band di Basildon. Sempre dal catalogo della Mute Records arriva il lato B (ancora una volta uno strumentale, "Stop/Start") dell'unico singolo degli Assembly inciso da Vince Clarke con la complicità di Eric Radcliffe - proprio l'Eric cui si riferivano lui e l'allora partner in crime Alison Moyet - e la partecipazione straordinaria alla voce di Feargal Sharkey.

Tra i nomi più blasonati dell'electro movement ci sono gli Orchestral Manoeuvres In The Dark, gli Heaven 17 e gli Human League. I primi sono presenti con due selezioni, "Messages" (nella versione presente nel singolo 10") e un meno inflazionato extended mix di "Tesla Girls"; dei secondi c'è una versione alternativa di "Play To Win" che fa la sua prima apparizione su Cd (in scaletta fa la sua comparsa anche una primissima versione di "We Don't Need This Fascist Groove Thang" a nome B.E.F.) mentre dei terzi è stato messo in risalto il carattere più danzereccio riuscendo a evitare con astuzia scelte troppo ovvie ("The Things That Dreams Are Made Of" è qui in un remix strumentale di Martin Rushent finito nell'album "Love And Dancing"). Ci sono anche i primi Talk Talk con un mix 12" già incluso in "Asides Besides", doppia raccolta oggi non più facilmente reperibile. Stranamente non c'è traccia dei Public Image Ltd di "Death Disco" o della celebre "This Is Not A Love Song".
Trovano spazio però gli ottimi Devo con una canzone, "Out Of Sync", solitamente esclusa dalle loro antologie, e altrettanto originale è la presenza del mix americano di "White Horse" dei Laid Back -  altrimenti ricordati in Italia per una hit poco rappresentativa ("Sunshine Reggae") o nella migliore delle ipotesi per "Bakerman". Di Arthur Baker c'è il remix di "In The Night" dei Pet Shop Boys, con un sottile e intelligente richiamo non solo a "Confusion" dei New Order, ma anche ai Soft Cell ("Zazou", evocato da Neil Tennant, era anche il titolo di una delle eccentriche performance di Marc Almond quand'era ancora studente al Polyart di Leeds); il gioco degli incastri è completo se si considera che il grande successo "The Bad Touch" dei Bloodhound Gang ha un mood e una sequenza d'accordi che tradisce più di un ascolto di questa bella b-side della premiata ditta Tennant-Lowe.

Altre chicche che rendono speciale questa retrospettiva sono "C-C-Can't You See" dei Vicious Pink (noti in precedenza come Vicious Pink Phenomena, furono anche ai cori in più di una canzone del classico "Non Stop Erotic Cabaret" dei Soft Cell) e "Beats Of Love", unico successo dei Nacht Und Nebel. Insolita ma molto interessante l'inclusione di "Let's Be Adult" di Arto Lindsay degli Ambitious Lovers, così come quella di "Euroshima (Wardance)" dell'eccentrico Snowy Red - l'opera del recentemente scomparso Marcel Thiel è stata sì antologizzata l'anno scorso, ma solo in un costoso box in vinile. Di sicuro si poteva estrapolare qualcosa di meglio dal repertorio dei Nitzer Ebb, e stona un po' nel contesto un brano come "Heart Begins To Beat" dei Savage Progress (una sorta di "In Zaire" elettrificata e invecchiata non troppo bene).

Questo doppio cd riesce abbastanza bene a raccontare una storia importante riportando spesso e volentieri alla ribalta canzoni misconosciute. A tratti però non si capisce bene a chi sia rivolta questa compilation e quale sia il target principale che Stuart Paterson vuole raggiungere: le rarità ci sono, ma sono relativamente poche (il prezzo basso è invitante, ma i cultori sono quasi sempre disposti a sborsare di più piuttosto che ritrovarsi la stessa canzone su trenta diversi supporti), e per i neofiti risulta alquanto lontana dall'essere un'introduzione ideale all'electro-pop. Facile immaginare, di conseguenza, che "Elektro Diskow" sia destinata a non brillare di luce propria e ad essere semmai solo il primo tassello di una più ampia e articolata serie di antologie a tema. La post-produzione è stata effettuata presso gli Abbey Road Studios londinesi; ove possibile, sono state usate le più recenti rimasterizzazioni (per esempio quelle di Simon Heyworth per gli Human League e quelle di Donal Whelan per gli Heaven 17).

(27/01/2012)

  • Tracklist
Cd 1:
  1. Telex - Moskow Diskow (French Extended Version)
  2. Roxy Music - Angel Eyes (Extended Remix)
  3. The Normal - Warm Leatherette
  4. Orchestral Manoeuvres In The Dark - Messages (10" Version)
  5. Our Daughter's Wedding - Lawn Chairs
  6. Silicon Teens - State Of Shock (Part 2)
  7. Rheingold - Dreiklangsdimensionen
  8. Telex - Réalité
  9. B.E.F. - Groove Thang
  10. The League Unlimited Orchestra - The Things That Dreams Are Made Of
  11. Heaven 17 - Play
  12. Devo - Out Of Sync
  13. Fad Gadget - King Of The Flies
  14. Talk Talk - Talk Talk (Extended Mix)
  15. Snowy Red - Euroshima (Wardance)

Cd 2:
  1. Yazoo - Situation (Original U.S. Dub)
  2. The Assembly - Stop/Start
  3. Fad Gadget - Collapsing New People (Berlin Mix)
  4. Duet Emmo - Heart Of Hearts (Or So It Seems)
  5. Japan - Visions Of China
  6. Laid Back - White Horse (U.S. Edit)
  7. The Human League - (Keep Feeling) Fascination (Improvisation)
  8. Vicious Pink - C-C-Can't You See
  9. Orchestral Manoeuvres In The Dark - Tesla Girls (Extended Mix)
  10. Nacht Und Nebel - Beats Of Love
  11. Arto Lindsay - Let's Be Adult
  12. Savage Progress - Heart Begins To Beat (An Extended Mad Mix)
  13. Pet Shop Boys - In The Night (Extended)
  14. Nitzer Ebb - Join In The Chant (Lies! Instrumental)
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