Erland & The Carnival

Nightingale

2011 (Full Time Hobby) | psych-folk-pop

Dopo l'euforia primaverile, anche per Erland & The Carnival è giunta l'ora della riflessione: archiviato il freak-folk dell'omonimo esordio, il nuovo album "Nightingale" indugia sul versante più psichedelico e oscuro già palesato con parsimonia nelle tredici tracce del 2010.
Quello intrapreso dalla band è un percorso disseminato di ostacoli, nel quale la nuova linea sonora diventa netta e pregevole solo al terzo brano "Emmeline", che argomenta con brio l'innesto di antico e nuovo che caratterizza le migliori fasi dell'album.
 L'elettronica è la grande novità sonora del secondo capitolo di Erland & The Carnival: "I Wish, I Wish" è il frutto più riuscito di questa nuova direzione sonora, la melodia è in bilico tra il grottesco e le canzoni romantiche degli anni 50, con un sibillino effetto straniante, magia che però non si ripete in "This Night", nella quale si indugia nell'abbellimento sonoro.

Pur con minore lucidità lirica e con testi meno incisivi, il secondo capitolo agguanta però l'inafferrabile nei momenti più amabilmente surreali; la sognante enfasi acustica di "East & West" si trascina verso lidi gotici con inaspettato fascino, mentre il riff subdolo di "The Trees They Grow So High" si sgretola tra contaminazioni elettro-noise di notevole impatto.
La voce di Erland Cooper perde un po' di incisività, sommersa da torture elettroniche più evidenti e marcate rispetto all'esordio: una voce non sempre brillante, che soffre la normalizzazione timbrica imposta dal nuovo assetto sonoro. Sono infatti le tracce più delicate il miglior tappeto per la sua poetica visionaria, ovvero la già citata "East & West" e la malsana "Nothing Can Remain", che sprofonda con leggiadria verso toni dark.
 
Il gioioso folk-beat del primo album non è scomparso, "So Tired In The Morning" sfiora il garage con piacevoli sonorità di organo, e il singolo "Map Of An Englishman" si candida tra le cose migliori della band grazie a un ritornello accattivante e a possenti sonorità elettroniche prive di enfasi.
Emblematico del disagio stilistico è "I'm Not Really Here", un brano che sembra non trovare la chiave lirica giusta per esaltarne il fascino sixties e noir - una sensazione di smarrimento che accompagna alcune pagine di "Nightingale" - ma quello che non manca è il coraggio, che è facile rintracciare nella geniale architettura delle chitarre nel rock'n'roll futurista di "Wealldie" e nelle coloriture elettroniche della title track.
 
Ancora abili nel disorientare e stuzzicare la fantasia dell'ascoltatore, Erland & The Carnival con "Nightingale" archiviano due passi avanti verso un sound più elaborato, ma anche un piccolo stop alla loro creatività pop, che spesso resta prigioniera dell'abbondanza. In attesa del third difficult album, la loro musica resta tuttavia affascinante e rimarchevole.

(19/03/2011)

  • Tracklist
  1. So Tired In The Morning
  2. Map Of An Englishman
  3. Emmeline
  4. I’m Not Really Here
  5. I Wish, I Wish
  6. This Night
  7. Nightingale
  8. East & West
  9. Springtime
  10. Wealldie
  11. Dream Of The Rood
  12. The Trees They Grow So High
  13. Nothing Can Remain
  14. The Ballad Of Egremont (Bonus Track)
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