Flaming Lips

Strobo Trip

2011 (Warner Bros./ Lovely Sorts of Death) | psichedelia totale

Lo dico sinceramente, la recensione di questo "Strobo Trip" arriva in ritardo perché solo in questi giorni ho trovato il tempo di ascoltare per intero, senza sosta e con più o meno costante attenzione/ immersione/ rapimento/ stordimento/ noia/ esaltazione/ estasi/ trance/ non come sottofondo/ talvolta sì/ ma anche rabbia/ commozione/ eccetera, la mastodontica "I Found A Star On The Ground", sì, Dio mio, sei ore sei (precise) di filato tutte intere e ininterrotte ma mai rotte, un qualcosa che a qualcuno potrebbe cambiare la percezione della musica stessa ma anche no, qualcosa che sa di capolavoristico ma anche di dopolavoristico, uno scherzo e una cosa dannatamente seria allo stesso tempo.
Che significa? Con ordine. Innanzitutto "Strobo Trip" è un oggetto misterioso, esiste non esiste, si può comprare oppure no, boh, forse, forse no, quanto costa(?), mah, sicuramente si deve scaricare. Sul sito ufficiale dei Flaming Lips non mi è parso di vederlo in vendita, ma forse non ho guardato con attenzione, sì su e-Bay ho visto un paio di venditori offrirlo a prezzi vari nei propri store, e ci dovrebbe essere una chiavetta usb, ammennicoli vari ma... non è questo il punto.

E il punto non sono nemmeno le due canzoncine psichedeliche (peraltro buonissime) che fanno da contorno, no, il punto è proprio il massacro di sei ore: un dramma da ascoltare, digerire, suonare, già solo a pensare una cosa del genere. E sì perché, ragionando per massimi sistemi (ma non è aria), "I Found A Star On The Ground" potrebbe essere considerata la più grande (in tutti i sensi) canzone psichedelica di tutti i tempi, se non altro perché nelle sue sei ore di durata i Lips (come al loro solito) cannibalizzano e rigurgitano (a loro modo) praticamente tutti i sottogeneri della psichedelia che mente umana ha avuto l'ardire di concepire. Psichedelia west coast, sunshine pop, kraut-rock, psychedelic punk, shoegazing, dream-rock, mantracci alla Pink Floyd, sciamanesimo sonico, ipotesi ambient, passaggi stoner, acidume Red Crayola, Julian Cope che sghignazza e gode, i White Heaven che scopano con i Mainliner, robaccia appiccicosa alla Animal Collective, vabbe', ma ha senso continuare? Ci trovate veramente tutta la psichedelia possibile.
Ora, come ascoltare una cosa del genere? Da recensore vi dico cosa ho fatto io: tanto per cominciare non ho assunto alcuna sostanza allucinogena, altrimenti addio recensione. Poi mi sono disteso sul letto è ho fatto partire il pezzo con blocchetto degli appunti alla mano - che alla fine non è servito a nulla perché dopo 5 minuti mi ero rotto il cazzo di prendere appunti, e quello che leggete corrisponde a quello che ricordo. E mi ricordo che verso il settimo minuto ho iniziato a vedere dei cherubini volteggiarmi sul capo, che verso il nono minuto mi hanno appoggiato la mano sulla fronte, che al decimo minuto il mio corpo si è staccato dal letto e ha preso a lievitare.  E ha lievitato fino al ventesimo minuto.

Quindi è caduto pesantemente sul letto e un animale peloso mi si è posato sullo stomaco. Poi verso la prima ora ho iniziato a rendermi conto che, al di là di tutte le variazioni possibili e immaginabili, la canzone si reggeva su una pulsazione ritmica di sottofondo, minimalista, che è pure sghemba e oscura; cioè sembra un pezzo di Monoton/Konrad Becker. Ed è stata l'ennesima rivelazione della grandezza (semmai ve ne fosse bisogno) dei Lips. Poi ricordo che verso il minuto settanta le cose hanno iniziato a mettersi male, nel senso che sono subentrate ossessività kraute e sballamenti Jerry Garcia mode on. Al rischio di ritrovarmi con una siringa nelle vene ho preferito puntare una bottiglia di vino. Mentre mi dirigevo verso la cucina sentivo allontanarsi da me stridori di chitarre così acide e taglienti che gli Acid Mothers Temple a confronto sembrano le suore del sacro cuore, e intanto la pulsazione Monoton(a) mi pareva più secca e rachitica. Ok, due bicchieri di vino a stomaco vuoto e si riparte: verso l'ottantesimo minuto o giù di lì mi è parso di sentire gli echi di Maurice Deebank e Lawrence. Buio, credo di aver perso la bussola.
Doveva essere un dieci minuti dopo la terza ora, c'è stato un momento di noia. Poi ho iniziato a viaggiare, o probabilmente il dormiveglia mi ha fatto visita. Ma ricordo nitidamente questa pulsazione andare avanti, sovrastata da sferragliamenti di fonderie allucinate, da Montagne Sacre, squartamenti  di animali di plastica e cedro, Madonne nude e voluttuose dai capezzoli di geranio, e volti di Gesù Cristo irrigati di verderame. E poi sono sicuro, Lou Reed mi ha sussurrato all'orecchio che "Loutallica" è la sua seconda presa in giro. E quando gli ho risposto che a me piaceva, mi ha pisciato addosso. Sublime.

E poi, ricordo, è arrivato Lester Bangs a sfondarmi le palle con i Doors e i Guess Who, e io gli ho risposto "sì, Lester, ti adoro, ma stai a cuccia che oggi non è aria perché sono già paurosamente incasinato con ‘sti neurodeliri di Wayne per sopportare i tuoi". Poteva mancare l'appuntamento Sonic Boom? No no, lui era presente sin dal primo minuto, sì, forse un po' nascosto un po' invidioso, con la faccia di chi la sa lunga e pensa: "Vabbe', ma una cosa del genere la potevo fare anch'io se non fosse stato per quel rompicoglioni di Jason Pierce - il Signore strafulmini lui e i suoi loffi Spiritualized". E poi mi ricordo che a un quarto dalla seconda ora (sì, qualcosa ha riportato indietro il tempo) è iniziata una musica così soave che ho iniziato a piangere e a ridere e volevo strapparmi gli occhi e i vestiti di dosso. Forse ho visto Dio, era una luce accecante, ma non bianca, rossa e blu e il suo viso era il mosaico delle facce di tutti i bambini mai nati.
Non so quanto è durato, so solo che dopo è iniziato di nuovo un frastuono a cui Sonic Boom ha deciso di partecipare; hanno tentato di entrare anche gli Ozric Tentacles, ma Wayne li ha sbattuti fuori dicendo loro di andare a farsi le pippe con gli Orb. Però qui la musica si è fatta nervosa e disturbante e sono iniziati gli assolo di rasoio a sei corde. Così si è unito alla compagnia Kawabata Makoto e gli Ozric hanno protestato. A quel punto Wayne gli ha buttato addosso due secchi di letame e loro sono scappati a gambe levate mentre Kawabata gli tirava dietro i vinili dei Gong, dei Pink Floyd e dei Magma. Cazzo, dovevate vederlo. Poi a un certo punto persino il pianoforte con lo scoppio di bombe in lontananza: ma che diavolo ci stai facendo calare, Wayne?

Quindi è iniziata una nuova fase di canti anodini e sottilissimi, droni un po' mistici un po' minacciosi. E qui non ricordo cos'altro ho visto. Forse i Maya, forse un mantice spruzzare liquido viola. Però, devo dirlo, all'inizio vi ho mentito, il pezzo non l'ho ascoltato proprio tutto, ma il peggio è che non so dire a che punto mi sono addormentato... potevano mancare due ore o due minuti, boh. Mi sono svegliato direttamente la mattina dopo. E i miei colleghi di lavoro mi sembravano dei Puppets argentei e io il loro Master colorato. Finché non ne ho sfanculato un paio e allora tutto è tornato alla solita noiosa normalità. Grazie Wayne.

(22/12/2011)

  • Tracklist
  1. Butterfly, How Long It Takes To Die 6:37
  2. I Found A Star On The Ground 360:00
  3. Evil Minds 4:00
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