Riccardo Nova

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2011 (altremusiche.it & Sincronie) | musica contemporanea

L'origine di un pensiero musicale interculturale è da intendersi in una comparazione tra dottrine compositive diverse. Riccardo Nova è uno di quegli audaci compositori che eludono ogni cesellamento in categorie particolari, nemico della routine e avverso a quella chiusura mentale che purtroppo affligge ancora molte istituzioni artistiche occidentali. Un musicista che riconosce fondamentalmente il valore storico di alcuni principi della musica orientale, al punto da porli a cardine di gran parte del proprio modus operandi.

 

Nato a Milano nel 1960, dopo aver studiato flauto e composizione al Conservatorio G. Verdi con Giacomo Manzoni, Giuliano Zosi e Franco Donatoni, ha modo di frequentare Fausto Romitelli e specializzarsi in seguito all'Accademia Chigiana di Siena. Girovago e ribelle fin dalla giovane età, nel 1993 si trasferisce in India, dove acuisce l'interessamento per l'oriente e, nello specifico, la musica carnatica, un sottogenere della musica classica indiana diffusa nelle regioni del sud. È in questa cornice che Nova evolve la sua personalissima cifra di compositore, restando recettivo pure di fronte a musiche attuali come la techno (da menzionare almeno la collaborazione con i Pan Sonic nell'ultima versione di "Thirteen") e il noise giapponese, per una educazione a trecentosessanta gradi che ha interiorizzato la scuola spettrale francese, Ligeti e il rock psichedelico.

 

Questo vinile è il primo di una collana che si pone nuovi obiettivi riguardanti la percezione e la fruizione della musica, proponendosi di affermare strategie d'ascolto in antitesi con la digitalizzazione moderna; attenzione singolare per il disco quale oggetto d'arte, cura della grafica e della resa del suono in una larghezza di banda che arriva a toccare i 40kHz. Tutto molto bello, sulla carta una sfida coraggiosa, dai nobili intenti, ma che potrebbe anche risultare elitaria e rischiare di allontanare ulteriormente il grande pubblico invece di avvicinarlo, data l'impossibilità di reperire altri formati sul mercato.

 

Assodata la piccola osservazione di cui sopra, le due composizioni selezionate sono probabilmente quanto di meglio Nova abbia mai scritto e bisogna dire che, alla fine, la scelta del supporto può solo valorizzarle. "Drones 1.2" è un incandescente mantra ciclico per sei strumenti ad arco, elettronica, una tromba, tre chitarre elettriche e altrettante percussioni, con una depressione finale degna del "Bad Trip" romitelliano. Procedendo oltre, la struttura armonica della seguente "Thirteen 13X8@terror generating deity (The intermediate reality)", impregnata attorno ai numeri 13 e 8, capitalizza e rilascia una quantità entusiasmante di tecniche, proseguendo l'opera di elettrificazione delle proprietà fisiche del suono, con l'aiuto di trasformazioni e manovre che nulla concedono all'improvvisazione. Il coinvolgimento psicologico è altissimo, perché i vettori dello strutturalismo abbandonano le pose astratte e rivalutano certi tratti ipnotici della trance a favore di una speculazione cosciente sugli effetti positivi della reiterazione nei meccanismi uditivi. L'accumulo di tensione e la dispersione di energia degli stumenti si traducono di fatto in una sensazione sonora alienante, che attacca le risposte emozionali. Dribblando i cliché della musica contemporanea, Nova suggerisce un ambiente nel quale l'ascoltatore viene immerso integralmente ed è chiamato a entrare in risonanza con l'intenzione dell'artista.

 

Commissionate ed eseguite dallo straordinario Ictus Ensemble, "Drones 1.2" e "Thirteen" completano il lavoro di svecchiamento dell'organico classico occidentale iniziato da Fausto Romitelli e continuato poi da Giovanni Verrando, imponendosi come pietre angolari del linguaggio musicale odierno.

 

 

 

 

(22/07/2011)

  • Tracklist

Side A

1. Drones 1.2

Side B

1. Thirteen 13X8@terror generating deity (The intermediate reality)

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