OLD CALF - Borrow A Horse

2011 (No quarter)
country, folk

Aprendo il blog di Ned Oldham – parente di Will, sì: fratello e compagno di band nei Palace Brothers – appare l'immagine, macabra e crudele, di un vitello (calf, appunto) nato con sette zampe e morto, con licenza poetica, a sette minuti dalla nascita. "Truly ispirational", chiama Ned quell'immagine: non per gusto dell'orrido, della deformità, ma più semplicemente per quella acquiescenza contadina che conosce infinite stagioni e l'alternarsi, a volte imprevedibile, di vita e di morte.

Di questa saggezza tutta terrestre si fa interprete l'Oldham "minore", in questo esordio a nome Old Calf, duo formato in quel di Charlottesville col suonatore di fisarmonica Marty Metcalfe, al quale si aggiungono Michael Clem al basso e Brian Caputo alla batteria. In "Borrow A Horse", pubblicato ora dalla No Quarter di Doug Paisley (immancabili anche qui i riferimenti a Neil Young, "A Gift, A Ghost/ Monday Alone" in particolare) i Nostri esibiscono un tocco naturalista ed esperto, che tradisce ben altra freschezza rispetto alle ultime prove del più blasonato fratello del loro frontman.

"Borrow A Horse" viene costruito come prova fortemente tradizionalista, che non ama discostarsi dai giri d'accordi fondamentali, quasi elementari di una "I Saw A Peacock With A Fiery Tale" o di una "Bonny Cuckoo", trovando supporto nel curato lavoro musicale, nel respiro di un arrangiamento "bioritmico" fortemente suggestivo, fatto di trame semplici ma intense di acustica e fisarmonica, attraversate dai gentili tocchi batteristici di Caputo e da sapienti coloriture di lead guitar. Un'abilità musicale che non solo padroneggia le convenzioni di genere, strizzando l'occhio sia alla tradizione bluegrass che a gruppi cardine come i Fairport Convention, ma altresì permette le escursioni psichedeliche di "What Did I Dream" e di "Far From Home", che disegnano lussureggianti panorami notturni, di puro piacere sonoro.

Questa stessa maturità non imbriglia però le possibilità compositive del gruppo, come dimostra "Henry Was A Worthy King", nella quale degli inaspettati Pentangle prendono la scena coi loro arabeschi chitarristici e con l'umido salmodiare di storie nuziali di re e regine.

We'll borrow a horse, / and steal a gig / and 'round the world / we'll do a jig.

("Follow My Bangalory Man")

Un cavallo preso in prestito, per andare qua e là per il mondo, a rubare concerti e far saltellare la gente. Proposito di profilo fin troppo basso, per una band che può decisamente puntare alla costruzione di un proprio sentire meno "rispettoso", allontanando il rischio di accomodarsi sulle posizioni ormai manieristiche dell'Oldham "maggiore".

19/05/2011

Tracklist

  1. 1. I Saw A Peacock With A Fiery Tail
  2. 2. Bonny Cuckoo
  3. 3. When I Was Taken
  4. 4. Follow My Bangalorey Man
  5. 5. Do Not Play With Gypsies
  6. 6. Far From Home
  7. 7. Stool-Ball
  8. 8. A Gift, A Ghost/Monday Alone
  9. 9. There Are Men In The Village Of Erith
  10. 10. Henry Was A Worthy King
  11. 11. What Did I Dream

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