Owun

Le Fantome de Gustav

2011 (Autoprodotto) | post-punk

Rosso scuro e nero pece. Questi sono i colori che predominano nella bella copertina di "Le Fantôme de Gustav", l'album di ritorno dei francesi Owun dopo sette anni di assenza - scioglimento compreso.
Proprio queste tonalità ben descrivono il malsano sound della band di Grenoble, formazione nata nel '92, autrice di tre ottime pubblicazioni, e scioltasi nel 2002 dopo tanti concerti infiammanti e oscuri, qualcuno anche al fianco dei nipponici Acid Mothers Temple.

Ora il gruppo transalpino, del quale non è assolutamente facile trovare informazioni in rete, torna sulla scene presentando la novità di un nuovo chitarrista. E, soprattutto, proponendo un nuovo disco - il quarto - semplicemente eccezionale.
Chi ama il post-punk suonato su frequenze basse, percussivo, nervoso, deve tenerne bene a mente il nome: "Le Fantôme de Gustav" è un'autentica rivelazione, una sorta di Sacro Graal del genere.
In questo lavoro si può rivivere la vecchia scena francese dei 90: formazioni come Double Nelson e Heliogabale - che si incontrano qui con la sperimentazione dei Liars del secondo "They Were Wrong, So We Drowned", il tormento degli Swans, le atmosfere apocalittiche ed epiche dei Neurosis di "Through Silver In Blood". Senza però il caratteristico cantato urlato e strozzato: qui la voce di Alexandre Turpin è una sorta di litania allucinata, più affine allo stile di Angus Andrew (Liars). Al suo fianco, i riff elettrici e schizzati delle due chitarre, che sparano pennate scheletriche in un intreccio alternato e avvincente, oppure disegnano accordi e arpeggi semplici, ripetitivi ed efficaci.

I brani sono lenti droni, che vanno in crescendo di tensione già dalla prima traccia "Prémisses". Segue la più strutturata "Étoile en bout", che ama citare anche la no-wave newyorkese più sporca e dannata di fine 70, con qualche legame con i Mars o i primissimi Sonic Youth. In questa direzione si distingue anche la ottima "Slow".
Un magma lavico e oscuro, in cui il sangue ribolle. Ma c'è spazio anche per strutture più scarnificate e stranianti: "Atmo", che pare un inedito dei Crescent di "Collected Songs", o la conclusiva "Volux+", un trionfo di distorsioni in cui la sezione ritmica pesta duro, martella, regalando un degno finale a un cd assolutamente sorprendente, che spinge a ricercare le precedenti produzioni del quartetto.

 

 

(09/03/2012)

  • Tracklist
  1. Prémisses
  2. Ėtoile en bout
  3. Persephone
  4. Carbone
  5. Berceaux
  6. Outil Trois
  7. Muralité
  8. Slow
  9. Acclame
  10. Atmo
  11. Volux+
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