Ormai è assodato che nel sottosuolo della musica italiana si riscontrano sempre più spesso fenomeni degni della massima attenzione; il circo multimilionario delle major, da qualche tempo in crisi profondissima, riesce a produrre solo personaggi di dubbio talento e professionalità (sovente “reclutati” attraverso la televisione) o a riproporre le solite vacche sacre, lasciando ai “demoni sotto terra” il compito di provare a far qualcosa di diverso. Una sorta di laboratorio permanente, nel quale i musicisti (spesso di talento, quello vero) sono costretti ad andare avanti tra mille difficoltà. Una sorta di “manovalanza a basso costo” dalla quale ogni tanto si pesca qualcosa.
Eppure, grazie alla passione sincera per la musica, questi “manovali” riescono sempre a trovare le occasioni e la forza per andare avanti, a dispetto degli anni che passano, delle risorse che non ci sono mai, della sordità generale di un pubblico che è sempre meno audiofilo e sempre più vorace di fenomeni da baraccone da spiare, anche questi, dal buco di una serratura.
Piero e Mario sono due (perenni) ragazzi napoletani che si sono conosciuti circa 20 anni fa; le circostanze sono quasi sempre le stesse e ci narrano di annunci sparsi per “reclutare”, sale prove da affittare, tastiere da farsi prestare, microfoni da riparare, auto da riempire con gli strumenti fino all’inverosimile… e locali dove andare a proporsi per suonare un po’ del vivo e provare a farsi conoscere. Il comun denominatore? La musica, guarda un po’… e un ventaglio di musicisti e miti del passato che li accomuna in una passione viscerale che fa superare (quasi sempre) tutte le difficoltà.
Mario Rambaldi, chitarrista, bassista (ma un po’ anche polistrumentista), è l’anima di questo progetto, Vinileviola. È lui che scrive la musica, l’arrangia, la rivolta fino a fargli assumere l’aspetto desiderato; si dedica anche alla stesura dei testi. Alle spalle ha una serie di esperienze che l’hanno portato ad approfondire la sua conoscenza tecnica e tecnologica della produzione musicale; dal 1993 al 2001 si occupa di una “Fondazione” studio di registrazione, grazie alla quale riesce a registrare decine di demo, lavorando soprattutto come fonico. Nel frattempo fa esperienza anche musicalmente suonando in diversi progetti; Vinileviola è uno di questi.
Piero Ferrara, voce e basso, è invece il catalizzatore di quest’ultima versione di Vinileviola, così che, da iniziale ruolo di ospite, diventa parte del progetto occupandosi con Mario dello sviluppo e la produzione di questo ultimo lavoro. Designer e illustratore di professione (è lui l’artefice della grafica dell’ultimo cd), ha sempre vissuto grazie alla musica una sorta di vita parallela, impegnandosi come musicista dal ’91 a oggi in numerose esperienze musicali.
Sul finire del 2011 esce autoprodotto il Cd “(d)estate”, stampato in cento copie e divulgato in rete attraverso gli strumenti consueti nonche’ interamente in streaming su Soundcloud:
Per rompere un po’ il ghiaccio, perché non cominciate a dirmi quali sono le vostre basi musicali? Quali sono gli artisti pop e le band alle quali vi sentite più legati e senza le quali la vostra musica suonerebbe decisamente diversa?
Ferrara: troviamo difficile dire cosa e chi in particolare abbia influenzato questo disco per diversi aspetti… personalmente lo trovo piuttosto vario nell’insieme per sonorità e “mood”, oltre al fatto che dal progetto iniziale ad oggi sono trascorsi più di dieci anni e quindi le influenze sono per forza di cose mutate nel tempo con nuovi ascolti ed esperienze…
Rambaldi: … e perché con l’aggiunta di Piero il disco ha risentito di un’ulteriore presenza, quindi gusti, esperienze e visioni che si vanno a sommare a quelli già miei di partenza e di percorso.
Ferrara: volendo risponderti in generale, sono cresciuto con la new wave, vivendola in pieno, e le cose da citare sarebbero davvero tante… ai minimi termini direi i Cure, Japan, Ultravox!, Dead Can Dance, Talking Heads, Depeche Mode, The Sound.
In Italia, influentissimi per me sono stati il Battiato della “trilogia pop”, i Litfiba del periodo Maroccolo/De Palma, i Diaframma, CCCP, Denovo e, soprattutto, Faust’O.
Poi sono arrivati alle mie orecchie Sylvian, Eno, Wyatt, Drake, Television, parallelamente ad “altri fronti” quali Pink Floyd, Hendrix, Velvet Underground, Zappa, che hanno totalmente revisionato il mio modo di “guardare” alla musica, fino ad arrivare ai due ultimi monumentali album dei Talk Talk, che mi hanno letteralmente fermato il tempo.
Mi è impossibile non tirare in ballo inoltre Fossati, che trovo l’eccellenza della canzone d’autore, nonché “L’Albero Pazzo” di Chimenti, album di una bellezza e delicatezza disarmante, e quel gioiellino del demo/Ep dei Gatti Distratti, cui ho avuto l’onore di sentirlo sviluppare e registrare, dal momento che tra il ’90 e il ’92 provavamo nella loro sala prove, attigua al loro studio registrazione Orpheus di Bagnoli. Ho sforato, mi rendo conto, ma come si fa?!?
Rambaldi: per quanto riguarda i miei fondamentali, le prime cose che mi vengono in mente sono Beatles, Rolling Stones, Beach Boys, Genesis, Talk Talk, U2, Television; e poi Sylvian, i Lamb, Lee “Scratch” Perry, i coniugi Coltrane & J.S. Bach… gli autori che in qualche modo mi hanno profondamente ispirato nella scrittura non potrei non citare Fossati e Battiato, Madonia, Venuti, Andrea Chimenti, Davide Munno dei Gatti Distratti e il mio “fratello cosmico” Alessandro Abbate, con cui ho condiviso decine di canzoni.
Intanto vi ringrazio per lo sforzo enorme che sicuramente avrete fatto per condensare, in così poco, anni e anni di ascolti musicali; mi sembra comunque utile, per comprendere alcuni aspetti del vostro disco che affronteremo più avanti, fare qualche altro piccolo sforzo in più sugli aspetti che vi accomunano nella passione per la musica che vi ha segnato. Mi sembra di capire che la matrice composta dalla new wave, da un certo post-rock e dal cantautorato d’autore sia quella che più vi accomuna e che, infatti, si ritrova nei solchi del vostro lavoro.
Ferrara e Rambaldi: fin dal nostro primo incontro le affinità “fondamentali” riscontrate sono state davvero tante. Tra le diversissime, quelle più forti sono certamente riconducibili ai Talk Talk, Sylvian, Television, Denovo, Fossati, Chimenti, Gatti Distratti, Lamb, Police, Neil Young, Brian Eno e i coniugi Coltrane.
Raccontatemi un po’ come e quando vi siete conosciuti e quando è maturata l’idea del progetto Vinileviola.
Ferrara: ho conosciuto Mario nel ’95, tramite un annuncio in cui si cercava una voce per un progetto rock. Ci siamo quindi incontrati per una prova nel suo “studio fondazione” di Napoli, con una formazione (la loro) in fase di start-up, poi chiamata Malaqua.
Abbiamo entrambi un ricordo molto vago e confuso della cosa, perché quell’incontro durò giusto l’arco delle due ore in sala prove. Ricordo benissimo però che Mario mi fece ascoltare un suo brano, chiamato “Dichotomy”, abbozzandolo chitarra e voce, che apprezzai così tanto da ricordarne a tutt’oggi la melodia.
La cosa finì lì, senza niente di fatto, senza che nessuno dei due si facesse risentire.
Rambaldi: intanto, nell’estate del 1999, avevo cominciato a lavorare su queste canzoni, registrazioni effettuate in analogico e riversate in digitale tre anni dopo quando durante l’ubriacatura elettronica di quel periodo (il Cd Canzoni del 2002 ne è una testimonianza); i brani del disco furono sopraffatti da pesantissime drum machines e fu lasciato sullo scaffale fino al successivo incontro con Piero.
Ferrara: infatti senza rendercene nemmeno conto, ci siamo nuovamente incontrati a Pesaro sul finire del 2010, sempre tramite un annuncio musicale, dove però questa volta era lui a rispondere come chitarrista ad un annuncio per un mio progetto. Abbiamo in pratica suonato in quel gruppo per almeno un paio di mesi senza minimamente immaginare che ci fossimo già incontrati in passato, accorgendocene solo quando tra una chiacchierata e l’altra è venuto fuori il brano “Dichotomy”.
Da quel momento tutto si è “magicamente” incanalato in un flusso di continui stimoli, idee, visioni, attraverso infinite chiacchierate tra passato e presente, che poi confluivano in session in sala come in studio. Siamo così partiti con il provare a riprendere nostri rispettivi vecchi brani e ad adattarli insieme con le nostre esperienze attuali, ai quali si sono aggiunti diversi nuovi spunti nati da comuni improvvisazioni.
Rambaldi: l’ulteriore rivisitazione delle tracce ha creato una stratificazione non solo negli arrangiamenti, ma anche nella struttura del concept stesso di (d)estate, dove i testi (già intrecciati di immagini e ricordi) sono stati in qualche modo trasfigurati da altre dieci estati trascorse, nel frattempo.
Ferrara: con tanto entusiasmo, tante affinità, dietro tantissimi incontri, ci siamo ritrovati con tante idee e materiale su cui poter lavorare, facendo addirittura fatica e confusione a gestirlo.
Di tanto in tanto, tra un incontro e l’altro, Mario però accennava ad un suo demo rimasto sotto la polvere da circa 10 anni e su cui, appena possibile, mi chiedeva se mi andava di mettere la voce. Un’ operazione da fare a tempo perso e da risolvere in breve tempo, si pensava…
Trovo incredibile e illuminante la circostanza che vi ha permesso di incontrarvi a distanza di così tanti anni e di “riscoprirvi” grazie poi a un giro di accordi o qualche melodia che vi aveva legati, forse inconsapevolmente. Che “(d)estate” sia un concept è abbastanza evidente, come dimostra anche la struttura che avete dato alla tracklist, caratterizzata dai due brani strumentali che, idealmente, aprono due diverse sezioni del disco. Affrontiamo un po’ il tema del concept, allora.
Ferrara: quando a distanza di qualche mese siamo finalmente riusciti ad ascoltare il materiale di Mario, la nostra primissima reazione non è stata delle migliori, soprattutto per i tanti rumorini elettronici di cui buona parte dei brani era caratterizzata. Era un’idea con un concept preciso, ma molto frammentata e confusa come risultato. Mario mi accennò al tema di fondo del concept, basato sull’afa, della sofferenza patita per il caldo infernale di agosto in una metropoli deserta e dello struggersi, pur sempre con la sua ironia di fondo.
Rambaldi: lo struggersi al sole, dove la pena d’amore o esistenziale che sia viene acuita dall’afa della metropoli deserta e dove i ricordi, i suoni e le immagini si sovrappongono rendendo malinconico e agrodolce il percorso che dalla schizofrenia porterà alla catarsi e all’accettazione della ciclicità delle stagioni della vita.
Ferrara: malgrado fossi molto scettico sul fatto che avrei potuto fare qualcosa di buono su quelle canzoni, in quanto le sentivo in parte lontane da me, mi sono via via ricreduto trovando buona parte del disco così interessante da chiedere a Mario se gli andava di rivalutarlo totalmente, dandogli insieme una nuova luce, sviluppandolo non più sotto forma di provino, bensì di un lavoro compiuto e definito alla meglio. Da quel momento senza neanche rendercene conto (d)estate ha preso il sopravvento su tutto quello che stavamo facendo. Entusiasmo, energie, idee, tutto quello che si era instaurato tra noi fino a quel momento, è confluito con naturalezza in esso. Nonostante si sia trattato di un vero e proprio fuori programma.
Rambaldi: dopo 5 mesi di incessante lavoro ci siamo dovuti accontentare di un risultato per diversi aspetti alquanto approssimativo, ma ne siamo comunque molto contenti, anche per l’esperienza comune creatasi e come base per future collaborazioni del diverso materiale che abbiamo lasciato al momento in stand by.
Ferrara: uno slancio significativo per il nuovo corso dell’album e per i nuovi arrangiamenti, è dovuto anche alle visioni che hanno poi composto l’artwork del cd, dove il concept veniva ridimensionato in un viaggio emotivo nel tempo di un individuo adulto, trovatosi improvvisamente da solo in un pomeriggio cocente (nel contesto di cui sopra) a fare i conti con il tempo andato, ricercando nel suo immaginario una serie di scenari surreali, tutti accomunati dal desiderio di una via di uscita dal torpore micidiale del calore asfissiante esterno, come quello interno generato dai ricordi. Per poi arrivare a quello attuale, quello in cui siamo confluiti…
“(d)estate” è un disco nel quale davvero confluiscono, sovente senza alcuna soluzione di continuità, i tanti riferimenti dei due musicisti; in questo senso è un disco capace di appagare, secondo il mio personale punto di vista, una moltitudine di ascoltatori: vi si scorgono elementi post, linee melodiche pop lounge, articolazioni prog, atmosfere dark e trip-hop, più una serie di emulazioni di electronic device che rendono il materiale inciso assolutamente avvincente e pieno di soprese.
A coordinare il tutto, come gli stessi Vinileviola ci hanno detto, un concept che, inizialmente, potrebbe lasciare perplessi ma che sa rivelare, attraverso testi più che decenti, un’inaspettata profondità, segno che Rambaldi e Ferrara hanno saputo leggere e interpretare, in un modo del tutto peculiare, uno scampolo di realtà quotidiana che li investiva nell’atto creativo.
Certamente il disco “soffre” della discontinuità di questa loro esperienza musicale ma siamo anche certi che “(d)estate” saprà essere foriero di nuove esperienze di Vinileviola; cosa che gli stessi musicisti ci hanno confermato mentre questa scheda era in elaborazione, rendendo pubblico nel frattempo, sotto il nome di BeSide e come sorta di anteprima del nuovo materiale in lavorazione, un ri-arrangiamento del brano “Blue Monday” dei New Order; è possibile ascoltarlo a questo link:
Blue Monday (cover)
17/05/2012