Yu Miyashita

Noble Niche

2011 (Mille Plateux) | ambient, noise, glitch, minimal techno

La nobile arte del glitch attraverso il filtro di un sentire noise. Per una volta iniziavamo a sentire la mancanza delle dissonanze e delle eleganti cacofonie di suoni dalle provenienze oscure e deviate. L'ambient della seconda decade iniziava a svilupparsi al riparo dalla lezione futurista (nel senso meno accademico del termine) iniziando a prediligere la distorsione dei suoni puri a quelli della nuda meccanica. Ecco allora che agli ottimi Demdike Stare faceva da contraltare l'onirismo asciutto di Tim Hecker, e tutti e due insieme apparivano sin troppo vicini a una organicità sonora persa, chi tra suoni dub e chi tra malinconie retro.

Il filtro noise, dicevamo, è la chiave di lettura attraverso cui Yu Miyashita racconta l'empirico, la materia. La musica torna alle sue origini scontrandosi con le meccaniche del quotidiano, che su "Noble Niche" appaiono latenti figure sfocate. Difficile stabilire l'origine dei suoni impiegati da Miyashita ma questo ha davvero poca importanza: ciò che invece conta è il quadro d'insieme che scaturisce dai tre quarti d'ora scarsi dell'album. C'è una familiarità inquietante con l'inquietante routine dei giorni nostri.
L'equilibrio è fragile e Miyashita lo costruisce con pazienza febbrile attraverso la variabile giapponese del glitch: l'onkyokei. Laddove Alva Noto esplora con minuzia teutonica la fisica del quando, Miyashita lo decompone e ricompone improvvisando con la follia tutta nipponica del come. Stereotipi? Forse. Ma il modo di giocare coi bordoni come nella title track presuppone disciplina e uno spiccato senso dell'armonia che non è certamente comune ritrovare in ambiti occidentali.

"Noble Niche" appare come un album energicamente spezzato in due: se infatti la violenta eleganza di "Latatan" e "Noble Niche" lasciavano presagire un approccio senza mezze misure nel territorio della distorsione inorganica, il resto dell'album rientra nei comuni canoni del noise, senza affondare il colpo ma restando, forse suo malgrado e non per conseguenza di una scelta arbitraria, tra i parametri di un'ispirazione educata e a tratti sin troppo accademica.
Nel complesso Miyashita sembra confondersi nell'atto di confondere, ma nonostante tutto riesce a perdersi con la consapevolezza d'averlo fatto. I numerosi cambi di tono e le variazioni senza soluzione di continuità di pitch di "Psych Clock" sono solamente l'anticipazione del ventaglio offerto da "Symmetrical Snare", o dalla bellissima "Sillwood".

Le pulsazioni del cuore elettronico della nostra routine non smettono di condurre un gioco ritmico in cui gli elementi di rumore statico altro non sono se non sintomo di un'attività. Questa, ineluttabile e perentoria, ha la sua colonna sonora cantata dalla stessa meccanica che la guida e le dona un'anima. Yu Miyashita ce la descrive senza commento.

(17/11/2011)

  • Tracklist
  1. Latatan
  2. Noble Niche
  3. Scrypt
  4. Psych Clock
  5. Symmetrical Snare
  6. Mimic
  7. Sillwood
  8. Ruiz
  9. Raz
  10. Shadow Repeat
  11. Innumerable Lancers
  12. Meteo (Bonus Track)
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