Alessandro Monti

Unfolk + Live Book

2012 (Diplodisc) | avantgarde-folk, psichedelia

Il nome del veneziano Alessandro Monti (classe 1960, non è quindi un neofita della musica) non è purtroppo noto ai più, sebbene vanti un curriculum artistico di prim'ordine e di livello internazionale: polistrumentista validissimo, ha prodotto a Portland il grande esordio discografico dei Caveman Shoestore, "Master Cylinder" (T/K 1993), oggi considerato un classico del rock d'avanguardia recente; ha inciso, nel 1991, un piccolo gioiello di musica ambientale alla Harold Budd insieme al musicista elettronico Gigi Masin (si ricordi che sia Bjork che i To Rococo Rot campionarono dei frammenti delle musiche di Masin, per alcuni loro pezzi), "The Wind Collector" (Divergo), oggi venduto a peso d'oro sul mercato del disco da collezione.

Da diverso tempo, Monti è ritornato in patria, dopo un esilio americano durato qualche anno, e ha iniziato a gettare i primi germi di questa sua nuova avventura solista nel 1999, che solo nel 2006 ha trovato la forma definitiva nell'edizione dell'album "Unfolk", dato alle stampe per la piccolissima Diplodisc. Visti gli unanimi buoni responsi di critica (sia in Italia che all'estero), Monti ha pensato bene di ristampare quel suo personale capolavoro in un'edizione ampliata (in un box-set di 2 cd) e rimasterizzata, sempre per la Diplodisc, la cui distribuzione è affidata alla Audioglobe per l'Italia e per la Burning Shed per il mercato estero.
Nel mezzo, c'è stato il secondo album solista di Monti, ovvero il concept "The Venetian Book Of The Dead", leggermente meno interessante del primo Lp e dedicato alle vittime del petrolchimico di Mestre (argomenti di assoluta attualità, viste le ultime cronache dall'Ilva di Taranto).

Nel primo cd troviamo l'album originale. "Altrove", con i suoi campanelli cinesi, funge da breve introduzione. "Il Sogno di Devi", "Aerofolk" e la conclusiva "Fine dell'Infanzia/Oscura Profezia" ci catapultano nell'arioso e bucolico "space-folk-jazz" di Steve Tibbetts, mentre "Regioni di Pietra" rimanda all'acid-rock esotico dei Black Sun Ensemble (magistrale, in questo pezzo, l'esecuzione di Bebo Baldan alla tabla). Un "fiddle" tipicamente bluegrass caratterizza lo svolgimento di "Viaggiatori perduti". Aromi ancestrali alla Robbie Basho si respirano nel "Raga del fiume elettrico", mentre il saltarello medievale "Da una stagione lontana" riecheggia la magia dei Third Ear Band. "Stereostudio n. 1" potrebbe essere del primo Riccardo Zappa; "Fricke Out" (non è una parodia di Frank Zappa!) è invece un sentito omaggio alla mente dei Popol Vuh.
Le cinque bonus track qui incluse (che immagino risalgano alle stesse sessioni di registrazione di "Unfolk" e poi omesse dall'edizione finale) sono di carattere perlopiù acustico, ma almeno le ultime due sono di prima grandezza, ovvero "Secular Kosmisch Folk" (con un inizio misticheggiante di tamboura e un finale di pura musica elettronica minimalista) e "Sonata Variabilis".

Nel secondo cd sono stati invece inclusi dei brani registrati dal vivo durante due concerti (a Mestre e a Leicester), tratti dal secondo Lp di Monti, quel "The Venetian Book Of The Dead", a cui accennavamo poco fa. La riproposizione live di quei brani acquista qui una dimensione più elettrica e onirica. Kevin Hewick (altro veterano del rock indipendente inglese) si affianca in questa occasione all'ensemble di Monti, prestando la sua voce (che dal vivo non è esaltante) e le sue chitarre elettriche.
Si va da una funerea "Black Tar Lagoon" al rock d'avanguardia proprio dei Caveman Shoestore ("Someone Is Always Screwing Someone") allo spettro di Stan Ridgway ("The Radioactive Man") fino al folk-revival di Richard Thompson ("A Limited Edition Of One") e a quello druidico di David Tibet ("Bedroom Discotheque"). Ma i pezzi forti di questo bonus cd sono due outtake di studio poste all'inizio e alla fine della scaletta, cioè l'intro sinfonico-spaziale "Opening: Souls In Factories" e le trame rumoriste di "Closing: dal Libro".

Buona ed essenziale la veste grafica, che riproduce fedelmente la copertina originale e davvero eccellente il remastering realizzato da Jon Astley (che ha "ripulito" i dischi storici degli Who e dei Judas Priest). Una curiosità: tra i fan di Alessandro Monti c'è la prima vocalist dei Fairport Convention, l'ormai dimenticata Judy Dyble (che, all'epoca, rifaceva il verso a Grace Slick). Concludo questa recensione con la stessa frase che usai lo scorso anno per l'album di Hum Of Gnats (Ezio Piermattei): procuratevi alla svelta questo disco prima che divenga merce rara per collezionisti. La discografia centellinata di Alessandro Monti è da considerarsi imperdibile, essendo costituita da una serie di gemme inalienabili.

(22/10/2012)

  • Tracklist
Cd 1
  1. Altrove
  2. Il Sogno di Devi
  3. Regioni di Pietra
  4. Viaggiatori Perduti
  5. Aerofolk
  6. Almanacco del Giorno Prima
  7. Raga del Fiume Elettrico
  8. Da Una Stagione Lontana
  9. Stereostudio n. 1
  10. Fricke Out (original mix)
  11. Fine dell'Infanzia/Oscura Profezia

Cd 2
  1. Opening: Souls In Factories
  2. Black Tar Lagoon
  3. Someone Is Always Screwing Someone
  4. The Cover Up
  5. Forgive
  6. Black Tar Lagoon (instrumental link)
  7. Bedroom Discotheque
  8. A Limited Edition Of One
  9. Early Grave
  10. The Radioactive Man
  11. Closing: dal Libro
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