Il nome, che proviene da un brano degli Einsturzende Neubauten (trad. “Angelo della Distruzione”), descrive esattamente lo spirito iconoclasta e oscuro del progetto reatino.
Composto da Daniele Arisi, Federico Festuccia, Roberto Feliciangeli e Paolo Camparelli, il gruppo rilasciò solo due Lp tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta, ovvero “L’Amour Fou” e “Angeli in Polvere” qui ristampati dalla cara Oltrelanebbiailmare.
Nati nel 1985, gli Engel Der Vernichtung produssero poco dopo la cassetta “L’Art de la Mort”, per poi debuttare con il primo mini-Lp nel 1988: qui già si mostravano i tratti di una scrittura elegante, che sapeva cogliere e cucire poeticamente la lezione dei Dead Can Dance e della darkwave italiana in un amore melanconico e neoclassico. “En dansant la fin de la vie” e “Steinhof”, “Waterbirds Watercolour” sono brani dominati da un pianoforte romantico, ombreggiati da organi liturgici, violini nascosti e una serpeggiante tensione elettrica che rabbrividisce improvvisamente. Molti dei testi sono citazioni o dominati dall’influenza di artisti e poeti italiani come Dacia Maraini, Valerio Magrelli, Giovanna Sicari, interpretati secondo una devianza melodica monocromatica che troverà una sua piena, finita sintesi nel secondo disco, del 1990.
Qui una profonda, sanguinante, vena nostalgica trasuda tra foto sbiadite, foglie secchie e poche polaroid bruciate, aggrovigliando attorno agli arrangiamenti un’emotività straziata, capace di pochi, essenziali, bagliori opachi. “Et qui m’attire veers le haut” è sicuramente uno dei climax di questo percorso impervio, ma dalle forme sinuose, che si interrompe improvvisamente con “Frammenti”. Qui un cantato virato spoken word si fa forza di un post-punk minimale sorretto da synth magnetici, violini stridenti e una cadenza percussiva ipnotica che ci fa venire alla mente gli arrangiamenti dei successivi Massimo Volume.
“The Skies ballet” continua questo allontamento dai toni neoclassici, muovendosi tra drum machine metalliche post-industriali, per poi appianarsi in maniera bipolare con la dolce melodica acustica-fantasmagorica di “This Boy” e la vitrea rabbia notturna di “Tavor”.
Il secondo disco che accompagna la ristampa dei Nostri è una raccolta di materiale inedito seguente a “Angeli in Polvere”. Qui il gusto e l’amore per le note catartiche del pianoforte e la bravura nello strutturare intermezzi strumentali mai veramente patetici e ricchi di una peculiare vena tragica (“Orione Song 2”, “Orione Song 4”) si amalgama nuovamente a sperimentazioni su nastri ed elettroniche (“Tape Experiment”) e a romantiche poesie bohemiènne (“La Plus Grande des Perversions”). La qualità compositiva rimane alta, fatta eccezione per alcune sbavature troppo retoriche e pesanti, e dimostra un’anima legata un’identità artistica ancora densa di emozioni e narrazioni.
Piccole perle nere di un’Italia in pieno movimento, gli Engel Der Vernichtung hanno segnato il loro spazio di cielo e carne con rari gioielli di melodia e inquietudine. Grazie alla Oltrelanebbiailmare per averceli riportati qui, di fronte a noi.
18/01/2013