Gabriel Gandzjuk

Second Hand Suit

2012 (4th Street) | songwriter, alt-folk

Il suo bisnonno paterno era un eroe di guerra, un generale zarista di cui ancora oggi si può trovare la statua in qualche piazza di San Pietroburgo. Sua madre, invece, discende da una delle più celebri fuorilegge del West, la Belle Star cantata anche da Bob Dylan in “Tombstone Blues”. Con un albero genealogico del genere, la vocazione del cantastorie è praticamente già scritta nel sangue. E infatti, Gabriel Gandzjuk non fa mistero dell’influenza che i suoi avi hanno avuto sulla sua passione per il racconto: “Penso sempre alle loro vite, ai loro tempi, a quello che hanno attraversato. A come dovevano sentirsi di fronte alle cose. E cerco di vedere il mondo attraverso i loro occhi”.

 

Dopo aver esordito l’anno scorso con l’album “Invisible Lion”, Gandzjuk si presenta in “Second Hand Suit” come un songwriter più maturo e consapevole, impaziente di espandere il proprio registro espressivo. “Il mio disco precedente aveva un po’ il tono di un uomo che racconta storie di fantasmi sul suo letto di morte”, confessa. “Volevo che in questo disco ci fosse meno tensione, un clima più movimentato, ma con uno storytelling ugualmente intimo”.

Così, le ballate sognanti di Gandzjuk si vestono di un suono più ricco e variegato, tra ricami di chitarra, inserti di fiati e screziature di Wurlitzer. Proprio il Wurlitzer, suonato in quasi tutti i brani dal produttore Nico Georis, per Gandzjuk rappresenta uno degli elementi chiave dell’album: “È uno strumento che ha un suono splendido, è diventato davvero un punto focale dell’atmosfera complessiva del disco”. A conferma di questa crescita, basta sentire l’accrescersi di nuove sfumature nelle riprese di “Pickpocket” e “Survival Of A People”, incluse in origine nel primo Ep di Gandzjuk (risalente ormai al 2009).

 

Con il suo timbro a metà strada tra Tom Brosseau e Matt Jones, la voce di Gandzjuk lascia dipanarsi la narrazione con un tocco delicato, scivolando sugli echi twang di “City Lights” al ritmo di una danza che sembra riecheggiare da lontano. Il morbido country di “Sourwood” ammalia con i suoi intarsi di pedal steel e con il controcanto della moglie Angelina a cullare la melodia. Ma non mancano i momenti in cui i toni si fanno più sostenuti, dal rincorrersi di tastiere di “Midnight In Morocco” al piano barrelhouse di “My Own Damn Movie”, passando per l’andatura scanzonata di “Pickpocket”.

Registrato in un pugno di giorni nel cuore della Carmel Valley californiana, negli studi Pepper Tree di Adam Zerbe, “Second Hand Suit” è un disco nato di getto, con il desiderio di conservare il calore di un momento di perfetta condivisione. “Non abbiamo mai pianificato o discusso troppo”, racconta Gandzjuk. “Siamo semplicemente entrati in studio, abbiamo provato ogni canzone una volta o due e poi l’abbiamo registrata. Per me la spontaneità e la collaborazione sono le parti migliori del processo di registrazione. Ho avuto la fortuna di lavorare con gente capace di ispirarmi”.

 

La chitarra di “General Store Blues” pesca direttamente dalle acque del Delta. “È una canzone che ho scritto ad Hana, nell’isola di Maui, in una zona remota, a ore di distanza dal centro abitato più vicino”, spiega Gandzjuk. Pur vivendo in California, ha percorso a lungo la costa Est e non ha mai perso la passione per il viaggio. Paesaggi e orizzonti, per lui, sono da sempre influenze fondamentali: “Adoro scrivere dei luoghi in cui sono stato e in cui ho vissuto, della mia reazione a quei posti o di quello che mi è capitato lì”.

Un’indole vagabonda suggellata nel diario on the road di “Only The Skyline”: “I’ll keep on moving/ With nothing to possess/ I need only the skyline/ This I must confess”. Attraversare il mondo, ma senza mai smettere di cercare un punto fermo. Un luogo in cui poter riscoprire il vero volto delle cose, proprio come suggeriscono i ricordi custoditi tra i versi di “Sourwood”: “Take me back to a time when I could tell/ If I was living in heaven or in hell/ Instead of hanging on strings somewhere in between”.

(16/12/2012)

  • Tracklist
  1. City Lights
  2. Black And Blue
  3. Midnight In Morocco
  4. Only The Skyline
  5. Sourwood
  6. Jacob Lawrence
  7. General Store Blues
  8. My Own Damn Movie
  9. Second Hand Suit
  10. Pickpocket
  11. Survival Of A People
  12. Quiet Crimes
  13. Voices Across The Street
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