Lost Rivers

Sin And Lostness

2012 (Northern Star Records) | shoegaze, noise

Nati dalla ribalta del movimento shoegaze/neo-noise dell'ultimo decennio e in seguito a un promettente Ep "My Beatific Vision" del 2008, uscito forse fin troppo in sordina rispetto a quello che i ragazzi hanno saputo offrire, il terzetto tedesco esordisce finalmente su lunghissima distanza. E lo fa con il botto. In barba a una copertina stranamente semplicistica e piuttosto anonima, i Lost Rivers decidono di marchiare a fuoco gli sdrucciolevoli umori dell'inquietudine umana, martellando con il ferro un disco tra i più convincenti della scena shoegazer attuale.
Registrato a Stoccarda, nella loro città natale e auto-prodotto dalla stessa band, con Wolkendorf (chitarra lead e voce) protagonista principale, "Sin And Lostness" è tutto ciò che My Beatific Vision aveva promesso. Dieci pezzi di flussi noise melodrammatici, di catarsi metallurgica in cinquanta minuti di feedback e cacofonie: rappresenta con facilità la più devastante collezione di canzoni in grado di scuotere il marasma sonoro contemporaneo. Associabili per portata sonica agli A Place To Bury Strangers, che da anni incarnano questi stilemi ai massimi livelli, i Lost Rivers confezionano un autoarticolato di rumore passato sotto la smerigliatrice, un disco capace di inchiodare l'ascoltatore in un'esperienza più che avvolgente, brutalmente catartica, indecisa tra estasi e devasto.

Bassi stilizzati e profondi, voce glaciale, atmosfere gotico-metropolitane, schiamazzi e distorsioni industriali, tutto spinto al massimo dei volumi, sin dall'inizio al fulmicotone di "Your Looks", una delle canzoni d'amore più rumorose mai scritte ("I will die for you, I will kill for you"): il pezzo accelera tra beatbox martellanti e fraseggi dissonanti di riff che danno al brano una dimensione schizofrenica, mentre la batteria ossianica sullo sfondo scortica i nervi. Grida, lampi, strilli nella corsa frenetica di "Death Drive", con un basso agitatissimo che rincorre squarci di chitarra su echi di delay ("Gonna steal your car, drive fast drive real far"), fino a scomparire nella coda come proveniente da una vecchia pellicola in disfacimento da oblio. L'assalto sonico del trio tedesco prosegue nella smarmittante "All Dead (For the Last 24 Miles)" con le sue inquisizioni urticanti che filano invece in scorribande di sogni e incubi.

A differenza di Akerman e soci però, Wolkendorf preferisce sondare territori vorticosi di schizofrenici baccanali che non hanno cura al dettaglio, ma che fanno della mole sonora ottundente il loro punto di forza, riuscendo ad altalenare battiti che nel profondo indugiano sui più sottili segreti dell'anima, fino a voluttuosi abissi. Dalla rombante "Cinnamon", colma di acide dissonanze, ai meritevoli flussi psichedelici di un'eccellente "Fall" o ai sette sciamanici minuti di urticante frenesia di "City Lights" dall'umore ancora più spinto in freak-area fino a più classiche rivisitazioni di un Motorik Sound che si innesca in "Deny You" ("She's gonna die for me").
Con una terrificante inquisizione sonica di questo tipo, probabilmente i testi passano spesso in secondo piano, anche se Wakerman è bravo a maciullare il tutto utilizzando bozze di forma-canzone utili a sottolineare sottilissime venature pop. A enfatizzare però una cupezza d'insieme, anche melodica, a tratti soffocante, la classica e intramontabile ombra dei Joy Division che pervade come d'abitudine un po' tutti i lavori di genere, i lisergici inserimenti alla Boo Radleys e una geografica e inevitabile allucinazione kraut alla Neu!.
Tra un'ultraterrena liturgia feed-back e orecchie sanguinanti, il disco colpisce anche per una power-hit dal rumore bianco come "New Light", una decadentissima "Deadend" dal sapore industrial, o per gli irascibili beatbox ossessionati di una conclusiva "Mirrors", che ricordano la marcia di un plotone d'esecuzione in una giornata finita troppo in fretta.

Distorsioni, feedback e caos nevrastenico portano il disco a un sovraccarico elettronico mozzafiato. Ecco allora che "Sin And Lostness" riesce a ridare livore a un genere che ormai sembrava fin troppo standardizzato a ripercorrere sentieri già ampiamente battuti. Ed in tutto questo abrasivo fermento i Lost Rivers ne escono capaci di esordire con una delle operazioni soniche più violente sulla piazza: facinorosa, inquietante, brutale e terribilmente orgasmica.

(30/08/2012)

  • Tracklist
  1. Your Looks
  2. Death Drive
  3. All Dead (For The Last 24 Miles)
  4. Fall
  5. Cinnamon
  6. City Lights
  7. Deny You
  8. New Light
  9. Deadend
  10. Mirrors




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