SALUTI DA SATURNO - Valdazze

2012 (Goodfellas)
pop, songwriter

Il multistrumentista romagnolo Mirco Mariani debutta a nome Saluti Da Saturno con “Parlare con Anna” (Goodfellas, 2009), ma in realtà si nasconde dietro un arsenale di arrangiamento vintage, e soprattutto dietro voci altrui, Roberto Greggi e Vinicio Capossela, patrocinatore del progetto. Stilisticamente “Parlare con Anna” ha uno spettro di calligrafie che spazia dall’import delle sonorità più struggenti e barocche degli Eels (l’intermezzo di “Ballata Appassionata”, “Come le Foglie”, la toccata per piano di “Luce”), al pop alla Baustelle della title track, alle canzoni scritte con e per lo stesso Capossela (“Letami”, “Casa”, e il tango di “Di Profumo e di Pietre Scure” a dare un tono più colto), a serenate exotica-lounge alla Caetano Veloso (“Riverenza”, “Un Fiore Che Riposa” e “Discese Tulipano”), persino alle sculture di suono (la coda della stessa “Luce”).

Il nuovo “Valdazze” con cui debutta anche al canto e si emancipa da Capossela, offre la medesima impostazione ma si permette qualche svarione in più: l’intro pagliaccesca di “La Giostra Meccanica”, le dolenti serenate di Paolo Conte volte a filastrocca leggera in “Tra Noi”, il mambo carioca di retroguardia alla Edoardo Vianello della title track, il grandioso arrangiamento elettronico – con un motivo depresso che ci vaga in mezzo – di “Cinema”, il quadretto strumentale di “Hoptigan nella Nebbia”.

Mariani procede di citazione in citazione, concentrandosi sui cantori maledetti ma epurandone la nevrosi. “L’Ultimo Giorno d’Estate” incrocia il preziosismo dei tardi Eels, le rime di Fabrizio De Andrè e una melodia natalizia, ma la canzone funziona più per l’insieme che per le parti, una semplice ninnananna soffusa. “Afa” suona come uno stomp stralunato con liriche à la Italo Calvino e orchestrazione amplificata, mentre il caldo pianismo di “Lontano” si fregia di un semplice venticello delle tastiere. Fa capolino Tom Waits nel tango acustico di “Frammenti di Notte”, con due-tocchi-due di archi, nell’andamento ballad di “L’Amore Ritrovato”, e – sulla falsariga – in “Hotel Miramare”, ma con melodia timida e umore leggiadro. Perfettamente analoga è la raffinatezza del jazz da camera di “Bianco Divano”.

Infrequente caso di scrittura anti-egocentrica da parte di un autore che pensa le canzoni anche per le voci altrui, mentre lui scrive e “dirige” l’accompagnamento, un modus operandi che non si sentiva da decenni (e non solo in Italia) con un sottotitolo inappuntabile, “Flexible Orchestra Pianobar Futuristico Elettromeccanico”. Dalla sommatoria tra passione per gli strumenti creativi (Ondes Martenot, glassarmonica, pianoforte a cristallo, teste di moro, cristallarmonio, etc.) o addirittura archeologici (il glorioso sintetizzatore Ondioline), o per quelli meno usuali (la sega elettrificata) e l’influenza più o meno diretta delle musiche popolari e delle sagre paesane, risulta un disco – il secondo e più compatto – che tralascia l’ironia in favore del vecchiume favolistico. Ha però una disparità tra orchestrazioni fantasiose e melodie poverelle, talvolta sbozzate a malapena. “Valdazze” è il nome di una località nell’aretino, il fantasma dell’utopia “villaggio del cantante” paventata nei primi 60, muta metafora della crisi del belpaese.

07/11/2012

Tracklist

  1. 1. La Giostra Meccanica
  2. 2. Tra Noi
  3. 3. L’Ultimo Giorno d’Estate
  4. 4. Valdazze
  5. 5. Cinema
  6. 6. Afa
  7. 7. Frammenti di Notte
  8. 8. L’Amore Ritrovato
  9. 9. Bianco Divano
  10. 10. Hoptigan nella Nebbia
  11. 11. Hotel Miramare
  12. 12. Lontano
  13. 13. (La Bocca Tua)

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