Timid, The Brave

Timid, The Brave

2012 (Other Songs) | songwriter, al-folk

La timidezza, si sa, è una fonte inesauribile di disgrazie nella vita pratica. Ma, come diceva il filosofo Emil Cioran, è anche la causa diretta di ogni ricchezza interiore. Sembra saperlo bene anche il songwriter canadese Tim Selles, che per il suo esordio solista ha scelto l’evocativo moniker di Timid, The Brave. Un diario dal tono intimo e confessionale, incentrato intorno a una voce avvolgente e ad un picking gentile. Spoglio e romantico proprio come i rami invernali che dominano il paesaggio raffigurato in copertina.

 

Prima di Timid, The Brave c'erano i Bruekke, la band fondata da Selles insieme a Brielle Goheen e Jeff Wynands. Si autodefinivano un trio di “Celtic Swamp Americana Canadiana Folk”, ma al momento di registrare il primo album qualcosa si è incrinato. La decisione di separare le loro strade artistiche è stata inevitabile, anche se non indolore. E Selles si è ritrovato a raccogliere i suoi versi in un formato più essenziale: “Qualcosa di più oscuro e introspettivo”, spiega. “Canzoni che lottano con la delusione del fallimento, il fascino della partenza e le complessità delle fede”.

L'atmosfera rarefatta dei brani suscita ovviamente il paragone con il primo Bon Iver, modello ormai imprescindibile (e sempre più ingombrante) per ogni monologo cantautorale degli ultimi anni. Ma non c'è solo questo, nelle canzoni di Selles. C'è anzitutto il contributo tutt'altro che irrilevante, in sede di produzione, del songwriter Scott Orr, con il quale le canzoni di Timid, The Brave mostrano più di un punto di contatto. Ci sono il senso melodico di Elliott Smith e l'onestà di Jon Foreman. E soprattutto, c'è una personalità capace di distinguersi anche attraverso la monocromia di fondo delle atmosfere del disco.

 

Lo sguardo di Selles sembra riflettere l'inquietudine del cuore nei dettagli della realtà come in uno specchio: “Look out all over the valley/ I have grown madly in love with this place/ The green and the yellow of daisies, they still amaze me / The layers of grace”, sussurra in “Crowe River”. Panorami che percorrono in controluce tutto il disco, tra la natura selvaggia dell'Ontario e il grigiore delle strade di Hamilton.

Il ritmo si flette con più decisione in “Metal”, fino a distendersi in “Amazing Grace (Lament)” nella variazione sul tema del classico inno del reverendo Newton. Dal repertorio dei Bruekke si riaffaccia “My Wolves”, con i suoi echi spettrali e il suo senso di solitudine. Aspettando che la pioggia si trasformi in neve, sotto l'ombra incombente del tempo. L'inverno dell'Ontario custodisce una promessa: tutto lascia credere che la primavera sia già vicina.

 

(17/12/2012)

  • Tracklist
  1. Why Should I Stay?
  2. Crowe River
  3. Metal
  4. My Wolves
  5. Colors
  6. What Are You Now?
  7. Amazing Grace (Lament)
  8. It's Alright
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